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Manca l'autorizzazione per le intercettazioni, fuori 13 ras

Manca l'autorizzazione per le intercettazioni, fuori 13 ras

NAPOLI. È un vero e proprio terremoto giudiziario quello che ieri mattina si è abbattuto sull’inchiesta della Dda che esattamente un anno fa ha portato all’azzeramento del clan Casella di Ponticelli. Il processo di primo grado celebrato con il rito abbreviato si è infatti concluso con l’assoluzione di tredici dei quattordici imputati per camorra e droga. Clamoroso il motivo da cui è scaturita la sentenza: le intercettazioni ambientali che, almeno sulla carta, sembravano inchiodare i nuovi narcos di Napoli Est non erano utilizzabili a causa del “black out” consumatosi tra pm e gip prima dell’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare. In sintesi, come rilevato nei mesi scorsi anche dalla Corte di Cassazione, quest’ultimo aveva autorizzato la polizia giudiziaria a effettuare soltanto le registrazioni delle conversazioni telefoniche e non anche di quelle ambientali. Peccato che proprio dalle seconde sia emerso il maggior numero di fonti di prova a carico degli indagati. Accogliendo la linea delle difese il gip Campoli ha dunque emesso sentenza di assoluzione per i fratelli ras Giuseppe, Eduardo e Vincenzo Casella; lo stesso verdetto è stato pronunciato anche a favore degli altri imputati, vale a dire Annamaria Milzi, Luigi Aulisio, Giuseppe Milzi, Enrico Borrelli, Alfonso De Luca, Ida Austero, Antonio Austero, Salvatore De Stefano, Giuseppe Righetto e Pasquale Errico. L’unica condanna è stata quella rimediata da Raffaele Del Gatto: appena un anno. Le conseguenze del verdetto non si sono fatte attendere: per tutti gli imputati detenuti è infatti scattata l’immediata scarcerazione. Un verdetto, quello del gip Campoli, che premia lo scrupoloso lavoro di controindagine portato avanti nei mesi scorsi dal collegio difensivo di cui fanno parte, tra gli altri, i penalisti Leopoldo Perone, Antonio Risso, Domenico Dello Iacono, Luca Mottola, Domenico Ciruzzi e Dario Raucci. La pubblica accusa non ha ad ogni modo alcuna intenzione di mollare la presa intorno al gruppo di “mala” che ha ereditato il controllo della zona un tempo spadroneggiata dall’ormai estinto clan Sarno. Tradotto, non appena saranno depositate le motivazioni, scatterà l’immediato ricorso in appello. L’inchiesta della Dda si è sgretolata sulla scorta del precedente pronunciamento della Cassazione. Gli ermellini, accogliendo la linea difensiva sostenuta già in occasione dell’udienza preliminare, avevano infatti messo nero su bianco l’inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali confluite nel provvedimento cautelare. Stando a quanto emerso, il gip del Tribunale di Napoli aveva infatti autorizzato soltanto quelle relative alle utenze telefoniche. Un colpo di spugna che ha fatto diventare “carta straccia” tutte le trascrizioni relative alle conversazioni captate all’interno dell’abitazione del giovane presunto boss Giuseppe Casella, nell’auto del guardaspalle Enrico Borrelli e, soprattutto. Nel mirino della Procura erano finiti anche i dialoghi registrati all’interno del carcere, che vedevano protagonisti i due pusher Raffaele Del Gatto e Alfonso De Luca. Questi ultimi avevano infatti parlato lungamente di “mesate” e droga, lasciando involontariamente intendere l’esistenza di un sistema welfare gestito dal clan di Ponticelli ed erogato a favore dei propri affiliati detenuti. Di quella serie di indizi resta però oggi solo un cumulo di macerie.

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