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03 Luglio 2020 - 13:13
NAPOLI. Il cerchio giudiziario potrebbe presto chiudersi anche per l’ultimo dei presunti killer di Genny Cesarano, il ragazzino assassinato all’alba del 6 settembre del 2015 in piazza San Vincenzo alla Sanità durante un’incursione armata del clan Lo Russo. Gianluca Annunziata, il 28enne arrestato nel novembre scorso sulla scorta delle dichiarazioni rese dal pentito Mariano Torre, ha chiesto e ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. Già imputato per altri gravi fatti di sangue, il giovane sicario in questo caso ha però respinto con fermezza ogni addebito, sostenendo che contro di lui si sia consumata una vera e propria congiura.
Quello di Annunziata è da tempo un volto ben noto nello scacchiere della criminalità organizzata di Miano e Secondigliano. Esponente di punta del gruppo Mango e, all’epoca dell’omicidio di Genny, affiliato al clan di “Carlucciello” Lo Russo, il 28enne rischia adesso di andare incontro a una condanna pesantissima: per l’agguato di piazza San Vincenzo - vale la pena ricordarlo - gli altri presunti killer non pentiti e per cui si è proceduto separatamente, cioè Luigi Cutarelli, Ciro Perfetto e Antonio Buono, hanno tutti rimediato l’ergastolo.
Annunziata intanto ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato: l’istanza avanzata dai difensori Dario Procentese e Gandolfo Geraci è stata accolta nell’ultima udienza celebrata davanti al gip di Napoli. Quanto alle proprie presunte responsabilità, Annunziata ha a più riprese sostenuto di non aver mai avuto nulla a che fare con l’omicidio del 17enne Cesarano. Anzi, l’imputato ha “rilanciato” affermando di essere vittima di un’imboscata del collaboratore di giustizia Mariano Torre, con il quale non sarebbe mai corso buon sangue: quest’ultimo, secondo Annunziata, avrebbe in particolare mal digerito la sua disobbedienza rispetto alle regole della cosca dei “Capitoni”.
Due punti di vista diametralmente opposti su una vicenda atroce e che ancora oggi l’intera città di Napoli ricorda con profondo dolore. La parola passa adesso al giudice di primo grado, che dovrebbe emettere il verdetto entro il prossimo autunno. Era su uno degli scooter che irruppero in piazza San Vincenzo alla Sanità e spararono all’impazzata contro il gruppo in cui credevano ci fossero il ras rivale Pietro Esposito detto “Pierino” e i suoi fedelissimi. E anche se non è chiaro ancora chi esplose il proiettile fatale per Genny Cesarano, Gianluca Annunziata è adesso imputato per concorso nell’omicidio del 17enne.
Per questo delitto Annunziata è stato arrestato nel novembre scorso, quando aveva già riportato condanne, non definitive, per reati associativi (quale affiliato al clan Lo Russo) per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ed è stato arrestato anche per l’omicidio di Vincenzo Priore, avvenuto nella Masseria Cardone. Per quest’ultima vicenda è stato determinante ai fini dell’inchiesta il contributo della mamma della vittima. Al lungo elenco di mamme-coraggio e mamme-detective si è aggiunta la genitrice di Vincenzo Priore, ammazzato nel settembre 2012 dopo una lite balorda avvenuta in discoteca. Un’interminabile scia di sangue.
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