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Attirato in trappola dagli amici, così fu ucciso Raffaele Esposito

Attirato in trappola dagli amici, così fu ucciso Raffaele Esposito

NAPOLI. Minacciato dal clan Di Biasi dei Quartieri Spagnoli, un affiliato si chiuse in casa per paura di essere ucciso. Ma gli amici diventati nemici lo convinsero a uscire con una scusa e gli tesero un agguato. Così Raffaele Esposito, ex Russo passato con i “Faiano” e sospettato da questi ultimi di fare il doppio gioco, fu ammazzato e grazie alle dichiarazioni del pentito Carmine Martusciello è emerso l’intero retroscena. Per il delitto già sono stati condannati in due, ma da un punto di vista giornalistico il racconto del collaboratore di giustizia contiene spunti inediti. Ed è uno spaccato di camorra inquietante.

Raffaele Esposito fu vittima dell’agguato nella notte del 23 settembre 2006. Agli investigatori, prima di perdere conoscenza, riuscì a dire che era in sella a una Honda quando in via Pellegrini gli si affiancò un’altra motocicletta con 2 uomini, uno dei quali aveva estratto una pistola facendo fuoco più volte. Il giovane restò a lungo in ospedale, ma morì il 19 dicembre successivo senza aver potuto raccontare altro. Fu però subito chiaro agli investigatori che si era trattato di una epurazione interna al clan Di Biasi, come poi è emerso nel corso del processo a carico dei presunti responsabili: Carmine Martusciello e Vincenzo Gallozzi. Il primo, reo confesso, tirò in ballo il secondo.

«Raffaele Esposito», ha messo a verbale Carmine Martusciello, «era un ex affiliato al clan Russo dei figli di “Mimì dei cani” ed era in rapporti di amicizia con il Cavone, in particolare con Ciro “’o sceriffo” (Ciro Lepre, morto 2 anni fa per cause naturali, ndr) e con Ciro Mariano. Successivamente Raffaele Esposito era passato con i Di Biasi. Non so esattamente quando, ma posso riferire che quando io ho lasciato i Gionta a ottobre 2006, lui da qualche mese stava con i “Faiano”. Costoro tuttavia, non riponevano grande fiducia in lui perché pensavano che qualche volta avesse rubato dello stupefacente durante il trasporto di cui era stato incaricato».

«La mattina in cui fu ucciso», ha continuato Martusciello, «ebbe una discussione con Renato Di Biasi alla quale assistetti. In particolare Renato si arrabbiò con lui perché Raffaele Esposito doveva vendermi una macchina nella sua disponibilità, una Lancia Y blu, ma cambiò idea e non me la volle più dare. Di Biasi, che era il mio diretto referente nel clan, si arrabbiò con lui: disse che ci stava prendendo in giro e non era affidabile. Nel corso della discussione picchiò Esposito, che si chiuse in un “basso” nella disponibilità dei “Faiano” e non voleva più uscire per paura che questi ultimi lo uccidessero. Dovemmo andare io, Renato Di Biasi e Raffaele Scala a convincerlo che la cosa era finita là e lui uscì. Ma Raffaele Scala decise che Esposito doveva essere ucciso e organizzò una trappola. Gli avremmo dovuto andare che dovevamo andare al Cavone a sparare contro il clan Lepre Insieme con Enzo Gallozzi, il figlio del “Musichiere”. In realtà io dovevo ammazzare Raffaele Esposito».

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