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03 Aprile 2021 - 07:00
La Dda aveva chiesto sette misure cautelari per l’epurazione del 2005. Omicidio di Luigi Barretta, il Riesame salva i capi del clan Amato-Pagano
NAPOLI. L’epurazione interna costata la vita a Luigi Barretta, esponente ribelle del clan degli Scissioni di Secondigliano, potrebbe rimanere avvolta nel mistero ancora per molto tempo.
L’atroce delitto consumatosi al tramonto della prima faida di Scampia sembrava essere arrivato a una prima svolta investigativa con l’iscrizione nel registro degli indagati, avvenuta nel 2019, dunque ben quattordici anni dopo i fatti, di alcuni dei massimi esponenti del cartello degli “Spagnoli”: a partire da quella del boss Cesare Pagano e dei rampolli Carmine Amato e Carmine Pagano.
Ebbene, la Procura antimafia, dopo essersi appellata al tribunale del Riesame, si è vista negare per la seconda volta l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per i sette sospettati. La Dda di Napoli nei mesi scorsi aveva infatti chiesto, invano, l’arresto di Carmine Amato, Ciro Caiazza, Lucio Carriola, Vincenzo Notturno, Carmine Pagano, Cesare Pagano e Salvatore Roselli: tutti a vario titolo accusati di aver preso parte all’omicidio del maggio 2005 con ruoli deliberativi o esecutivi. Già il giudice per le indagini preliminari aveva però ritenuto di non dover procedere con l’emissione di un provvedimento cautelare.
La vicenda era stata tra l’altro oggetto di un “contenzioso”, scaturito da questioni di competenza territoriale, tra il tribunale di Napoli e quello di Santa Maria Capua Vetere: il cadavere di Barretta fu infatti all’epoca ritrovato nel Casertano avvolto in un sacco per l’immondizia.
Nonostante il diniego del gip la pubblica accusa ha comunque tirato ancora dritto appellandosi al Riesame.
E proprio in questa sede pochi giorni fa è arrivata la nuova doccia gelata: i giudici dell’ottava sezione, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza, hanno infatti respinto l’istanza del pm, accogliendo invece le argomentazioni del collegio difensivo, costituito tra gli altri dall’esperto penalista Domenico Dello Iacono. I sette indagati restano ad ogni modo detenuti per altri gravissimi fatti di sangue. Quello di Luigi Barretta fu un omicidio alquanto singolare.
Il giovanissimo esponente del clan degli Scissionisti, 22 anni appena, fu infatti assassinato quando le acque tra i Di Lauro e gli Amato-Pagano si erano ormai calmate.
Dopo decine e decine di omicidi messi a segno nel giro di poco più di un anno, la prima faida di Scampia era ormai una parentesi chiusa. All’interno della potente cosca capeggiata da Raffaele Amato e Cesare Pagano gli assetti non si erano però ancora del tutto cristallizzati e anzi qualcuno stava già scalpitando per risalire la scala gerarchica del clan.
Quel qualcuno, come rivelato da diversi collaboratori di giustizia negli anni scorsi, era proprio l’aspirante ras Barretta che in una circostanza arrivò ai ferri corti con il nipote di Raffaele Amato, colpendolo con un schiaffo in pieno volto. In seguito il 22enne avrebbe affermato che secondo lui «le cose potevano cambiare».
Un avvertimento tutt’altro che velato, che i boss del cartello rispedirono al mittente a modo proprio. Luigi Barretta fu così prima assassinato, il suo corpo, avvolto in una busta di plastica di quella per la spazzatura, venne poi abbandonato tra le campagne di Crispano.
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