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Racket nel rione Kennedy, sei condanne ai Cesarano

Racket nel rione Kennedy, sei condanne ai Cesarano

Nel mirino della cosca erano finiti due negozianti del quartiere. Il rampollo Andrea incassa sei anni, la sorella Chiara la metà

NAPOLI. Estorsioni a tappeto per mantenere il controllo del rione Kennedy di Secondigliano, condannati anche in secondo grado i rampolli del clan Cesarano e i loro soci in “affari”.

Dopo la stangata rimediata nel rito abbreviato, le accuse spiccate dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti dei sei imputati eccellenti hanno però subito un consistente ridimensionamento e per i presunti aguzzini sono arrivati alcuni sconti di pena grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche. Il tutto nonostante i sospettati abbiano affrontato l’itero iter giudiziario senza mai profferire parola in aula o addirittura ammettere gli addebiti.

È il caso di Chiara Cesarano, figlia dello storico boss Giovanni Cesarano “’o palestrat”, che in secondo grado ha rimediato un condanna dimezzata rispetto dal rito abbreviato: da sei a tre anni e un mese di reclusione. Alla trentenne, difesa dagli avvocati Luigi Senese e Massimo De Marco, i giudici della quarta sezione della Corte d’appello di Napoli hanno infatti deciso di concedere il beneficio delle attenuanti generiche. Stesso verdetto anche per Domenico Quindici, Enrico De Ecclesiis e Salvatore Sibilio.

È andata invece meno bene a Roberto Massaro, che ha incassato quattro anni di carcere, e all’altro figlio del boss, Andrea Cesarano, che ha rimediato sei anni di reclusione. Del collegio difensivo facevano parte anche gli avvocato Sergio Mottola, Massimo Valentino, Vittorio Giaquinto e Arturo Cola.

Il processo d’appello definito ieri pomeriggio ha preso piede dall’indagine culminata nella reta del settembre del 2019. L’inchiesta che ha interessato il gruppo secondiglianese è arrivata quando gli uomini della Squadra mobile e del commissariato di zona hanno tratto in arresto Chiara Cesarano, Salvatore Sibilio e Domenico Quindici, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di tentata estorsione, con l’aggravante della finalità mafiosa e, successivamente,sottoposto a fermo di indiziato di delitto Enrico D’Ecclesiis e Carlo Giordano, gravemente indiziati del delitto di estorsione continuata ed aggravata, in concorso tra loro, con l’aggravante del fine mafioso.

Gli arresti sono stati il compendio di una intensa attività di indagine, coordinata dalla Dda di Napoli, che ha riguardato una vicenda estorsiva che ha visto vittime due esercenti, i fratelli Michele e Ivan Esposito, i quali, dal dicembre 2018 sono stati costretti a versare, in occasione delle festività natalizie e in prossimità di quelle pasquali, complessivamente la somma di circa 600 euro, con importi che variavano da 50 a 200 euro.

Sulla scorta delle attività investigative esperite dalla Mobile e dal locale commissariato, sono stati predisposti appositi servizi di osservazione nei pressi degli esercizi commerciali taglieggiati, nel corso dei quali nel tardo pomeriggio del 20 settembre di quell’anno sono stati bloccati e arrestati Chiara Cesarano Salvatore Sibilio e Domenico Quindici nell’atto di reiterare con forza la richiesta di ulteriori tangenti, in particolare la somma di 300 euro, pena la chiusura dei negozi.

Nel prosieguo dell’attività di indagine, sono stati individuati e sottoposti a fermo di indiziato di delitto altri due soggetti, i presunti complici Enrico D’Ecclesiis e Carlo Giordano, i quali in precedenza si sarebbero resi responsabili di estorsione ai danni dei due commercianti. Il gip ha poi applicato la misura cautelare in carcere nei confronti di tutti gli indagati e pochi giorni dopo si è costituito, dopo alcuni giorni di irreperibilità, anche il rampollo Andrea Cesarano.

 

 

 

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