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Prima gli spari, poi l’ordigno: a Ponticelli è faida senza fine

Prima gli spari, poi l’ordigno: a Ponticelli è faida senza fine

L’obiettivo è imparentato con un emergente ras del gruppo De Martino. Distrutta l’auto di Francesco Clienti, ex uomo del clan Sarno

NAPOLI. Prima i colpi d’arma da fuoco esplosi verso l’alto, poi una bomba carta piazzata sull’automobile parcheggiata in strada. Così ieri notte due malviventi hanno lanciato un messaggio camorristico a Francesco Clienti detto “Tatà”, 55enne di Ponticelli ex Sarno e suocero di uno dei De Martino, i famosi “Xx” in guerra con l’alleanza De Luca Bossa-Casella.

La macchina è stata distrutta ma nessuno è rimasto ferito, anche perché era l’una e in quel momento non c’erano passanti in via Vera Lombardi. Il quartiere però è ripiombato nel terrore, ancora di più perché di attentato in attentato la faida sta continuando nonostante i colpi inferti da magistratura e forze dell’ordine agli esponenti dei vari gruppi malavitosi. L’allarme è scattato già dopo i proiettili esplosi in aria, ben 13 in rapida successione che si sono sentiti nitidamente nell’intera zona in contrasto con il silenzio della notte. Nemmeno il tempo di preoccuparsi che è scoppiata la bomba carta, piazzata sulla ruota anteriore sinistra della Smart noleggiata da Francesco Clienti. Il quale, scarcerato un anno fa, è stato subito ascoltato dagli investigatori del commissariato Ponticelli riferendo di non aver mai ricevuto minacce né di aver litigato con qualcuno. Ovviamente è parte lesa nella vicenda.

Le indagini, coordinate dalla Dda con l’importante supporto della squadra mobile della questura di Napoli, hanno imboccato decisamente l’unica pista che al momento appare percorribile: la guerra scoppiata a settembre dell’anno scorso all’interno del cartello malavitoso che si creò a Ponticelli. Un asse formato anche da ex nemici, come i De Micco-De Martino e i De Luca Bossa-Minichini, ma che è durato diversi mesi. Poi nacquero i contrasti sulla divisione dei proventi illeciti, in particolare per la “mesata” alle famiglie dei detenuti, culminati nell’agguato a Rodolfo Cardone commesse secondo l’accusa da Giuseppe Righetto “’0 blob”. Prima di ieri si era verificata una “stesa” nel lotto 0 di via Bartolo Longo, zona sotto l’influenza dei De Luca Bossa, e quindi è molto probabile che in via Vera Lombardi sia andata in scena la risposta. I bossoli sequestrati sono stati 13.

Non è la prima volta, e chissà se sarà l’ultima, che la camorra di Ponticelli alza il tiro a tal punto da utilizzare ordigni artigianali. E’ già successo in una zona controllata dai De Micco-De Martino il 18 marzo scorso, in via Luigi Crisconio, e poche ore dopo fu ferito un uomo in passato ritenuto legato ai D’Amico-“Fraulella”, un altro gruppo malavitoso del quartiere dalle solide radici sul territorio, soprattutto nel parco abitativo “Conocal”. Quello di Clienti è un volto da tempo noto agli archivi delle forze dell’ordine. Francesco Clienti venne arrestato nel 2011 dai carabinieri della tenenza di Cercola con le accuse di tentato omicidio, porto abusivo di arma da fuoco e spari in luogo pubblico, reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Gli inquirenti lo ritenevano responsabile di aver cercato di uccidere Salvatore Ricciardi di 37 anni su commissione di Salvato re Tarantino, all’epoca reggente dell’egomeno clan Sarno. Il bersaglio dell’agguato fallito si salvò perché si inceppò l’arma da fuoco. Il movente del tentativo di omicidio, stando a quanto emerso, era da ricercarsi nel fatto che Ricciardi non versava interamente a Tarantino la quota dei proventi illeciti del clan FuscoPonticelli, costola dei Sarno nel territorio di Cercola.

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