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Stangata al killer Valentinelli

Stangata al killer Valentinelli

Delitto Verrano, condanna definitiva per il cugino sicario. I familiari denunciano: «È gravemente malato»

NAPOLI. Per Francesco Valentinelli, imputato per l’omicidio del cugino Gennaro Verrano, la condanna diventa definitiva, ma la sua sopravvivenza dietro le sbarre di Poggioreale potrebbe essere appesa a un filo. Il sicario dei Quartieri Spagnoli è affetto da un grave disturbo ossessivo compulsivo, la tricotillomania, patologia che lo spinge a strapparsi continuamente i capelli e a compiere atti di autolesionismo. Nonostante questa malattia gli sia già stata diagnostica da un collegio peritale e dai medici del centro di igiene mentale della casa circondariale di Napoli, ad oggi nulla è però cambiato. A denunciare la vicenda sono adesso i familiari del detenuto, i quali, tramite il proprio difensore, si apprestano adesso ad appellarsi al tribunale di Sorveglianza: la loro speranza è che giudici accordino a Valentinelli un regime detentivo alternativo al carcere e che gli consenta di curarsi. Intanto la Corte di Cassazione ha però ribadito per lui la condanna a 16 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio, pena che adesso è quindi diventata definitiva. Già nel giudizio di primo grado Francesco Valentinelli era stato riconosciuto colpevole del delitto e condannato a 18 anni di reclusione. Questa la sentenza emessa nel novembre 2018 per Valentinelli, accusato di aver ucciso Gennaro Verrano ai Quartieri Spagnoli, tra i vicoli del centro storico di Napoli.

Esclusa la premeditazione aveva comunque rimediato 12 anni in meno rispetto a quanto chiesto dalla Procura. Valentinelli fu arrestato grazie a un video che lo riprendeva nelle fasi esecutive del delitto avvenuto nel novembre precedente. Nel video choc si vedeva come Valentinelli alzasse la mano e facesse fuoco sei volte. La vittima incespicava, poi provava ad aggrapparsi al muro, scivolava e crolla a terra. Chi aveva fatto fuoco scappava su uno scooter mentre attorno all’uomo si avvicinavano due donne, disperate, lo caricavano su un’auto e correvano verso il pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini. È stato assassinato per una lite tra cugini e per dissapori tra famiglie che duravano da anni e avevano già provocato una gambizzazione, un accoltellamento e numerose risse mai denunciate. A chiudere il cerchio attorno a Valentinelli erano stati i carabinieri della compagnia Napoli Centro i quali lo avevano stanato mentre provava a nascondersi in un altro covo da Giugliano a Capodimonte.

Aveva intenzione di lasciare la Campania con 4mila euro in contanti che gli avevano trovato addosso. Ma la svolta, quella vera e decisiva, è arrivata da una ragazza di 23 anni, sua cognata, che addirittura nel 2016 aveva rimediato una coltellata alla fronte da una delle donne della famiglia Valentinelli. È stata lei a raccontare di aver saputo dalla sorella che il killer era Valentinelli. L’intuito e il mestiere di un capitano dei carabinieri ha accelerato però le indagini. È stato lui, infatti, a notare nel pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove era stato portato esanime la vittima che era stata colpita al torace e al collo da diversi proiettili, una ragazza in lacrime, disperata. Si teneva la testa e diceva come se fosse una cantilena che avrebbe fatto arrestare l’assassino: «Glielo dico io alle guardie chi è stato, glielo dico io... dovrà pagare per quello che ha fatto», mentre i parenti del morto cercano di farla stare zitta facendole capire che c’erano i carabinieri. Da lì alla cattura di Valentinelli non c’è voluto molto. La sua permanenza in carcere potrebbe però adesso essere messa improvvisamente in discussione.

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