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Omicidio a Ponticelli, torna l'incubo della faida di camorra

Omicidio a Ponticelli, torna l'incubo della faida di camorra

NAPOLI. Ritorna l’incubo della guerra di camorra a Ponticelli, anche se i contorni dell’omicidio di ieri sera non sono ancora completamente chiari. Lo stampo è quello, ma resta da accertare con precisione la presunta collocazione nel panorama criminale del quartiere della vittima: Gennaro Matteo, 35enne originario di Portici ma frequentatore fin da giovane del quartiere orientale di Napoli. Tanto che nel 2015 finì in manette insieme con altri 2 giovani per concorso in detenzione di pistola. Ci fu un lungo inseguimento, poi le forze dell’ordine raggiunsero i fuggitivi e li bloccarono.

L’agguato è scattato intorno alle 22 in via Paciolla, a breve distanza dal rione lotto 0 e dall’Ospedale del Mare. Gennaro Matteo, colpito da 2 proiettili al torace e alla spalla, è stato accompagnato in auto da alcuni conoscenti ed è arrivato in condizioni disperate. Infatti poco dopo il ricovero è morto nonostante tutti i tentativi dei medici di turno. Probabilmente era solo e a piedi nel momento in cui i killer sono entrati in azione, circostanza anche questa ancora al vaglio degli investigatori e non data per certa. Secondo vaghe testimonianze sembrerebbe che gli assassini fossero in macchina.

In zona ci sono alcune telecamere e gli inquirenti (l’inchiesta è coordinata dalla Dda) contano di ricavarne qualche elemento utile. A Ponticelli è in corso una faida di camorra da 14 mesi tra i De Luca Bossa-Minichini e i De Micco-De Martino che ha raggiunto nei mesi scorsi livelli di allarme da record tra omicidi, ferimenti, “stese”, sparatorie e persino bombe, come quella piazzata nel cortile del palazzo in cui abita il ras Marco De Micco. Gennaro Matteo non risultava legato a nessun clan, ma in queste ore i carabinieri e la polizia stanno scavando nella vita e nelle amicizie del 36enne alla ricerca di indizi utili per risalire a mandanti ed esecutori del delitto.

Prima di ieri, l’ultimo omicidio a Ponticelli risaliva al 7 ottobre scorso, quando i sicari entrarono in azione di notte sotto casa di Carmine D’Onofrio, 23enne figlio naturale di Giuseppe De Luca Bossa, fratello del boss ergastolano Antonio De Luca Bossa. La vittima nelle settimane precedenti era stato controllato dalle forze dell'ordine in compagnia del cugino, Emmanuele De Luca Bossa (scarcerato tra febbraio e marzo 2020), figlio di Tonino ‘o Sicco, ma non risultava inquadrato nel clan ed era incensurato.

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