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Faida del Parco Verde, trema il boss

Faida del Parco Verde, trema il boss

Epurazione interna alla cosca: «Vasapollo ha sparato a Gennaro Amaro». L’ex killer Antonio Cocci contro il ras Antonio Ciccarelli: «Voleva ammazzarli»

Per i responsabili dell’atroce scia di piombo che nel 2014 ha insanguinato l’hinterland a nord di Napoli potrebbe arrivare presto la resa dei conti. La svolta sembra essere dietro l’angolo grazie soprattutto alle inedite, scottanti rivelazioni dell’ex killer del Parco Verde di Caivano, Antonio Cocci, per anni fedelissimo del boss Antonio Ciccarelli, alias “munnezza”. Il neo pentito ha già fatto luce su numerosi fatti di sangue e indicato decine di presunti sicari, ma le sue ultime accuse stavolta sono indirizzate proprio all’ultimo reggente del “sistema” caivanese: «Quando è stato scarcerato Ciccarelli gli ho detto che Gennaro Amaro voleva incontrarlo e Ciccarelli mi disse che avrebbe mandato a chiamare Amaro e Solimene e che in quella occasione nel caso li avrebbe ammazzati tutti e due».
Gennaro Amaro ed Emilio Solimene, capipiazza del Parco Verde, sono stati uccisi entrambi nel 2014: due agguati di tipo mafioso, che gli inquirenti hanno subito inquadrato come epurazioni interne alla cosca. Pochi mesi fa, proprio per quei delitti, è scattata una prima raffica di arresti. Ma oggi, soprattutto grazie alle rivelazioni di Cocci i contorni della vicenda sembrano finalmente farsi più nitidi. L’1 giugno scorso il super pentito ha spiegato ai pm della Dda che «già prima che Ciccarelli venisse arrestato tra lui e Gen-naro Amaro vi erano stati dei problemi. Amaro mi aveva chiesto di mettere una buona parola con Ciccarelli e di farli incontrare per chiarirsi». La vendetta del boss non si sarebbe però fatta attendere: «La mattina dell’omicidio ha messo a verbale Cocci Gennaro Amaro è venuto a bussare alla mia porta e mi ha detto di accompagnarlo a casa di Tonino». E ancora: «Andammo a casa di Tonino ma Ciccarelli si affacciò alla finestra insieme a Gioacchino Cennamo e disse di andare via che era impegnato. Ricordo che fu molto duro, lo cacciò».
Pochi istanti dopo sarebbe quindi scattata l’imboscata mortale: «Mentre ci stavamo allontanando dal viale di Tonino Ciccarelli, ricordo che vidi alla finestra affacciata la mamma di Emilio Solimene e subito dopo ho visto Mariano Vasapollo passarmi vicino a bordo di una bicicletta, con un cappellino in testa, e poco dopo ho sentito degli spari, era Vasapollo che aveva ucciso Amaro». Dalla lettura dell’inedito verbale si apprende poi lo sviluppo di quella giornata infernale: «Dopo ha spiegato Cocci mi sono recato da Ciccarelli insieme a Corrado Schiavoni. Appena salito, ho detto a Ciccarelli che Vasapollo aveva sparato a Gennaro. Io stavo agitato e lui mi disse di calmarmi. Ci disse di scendere per-ché rischiavamo di essere controllati dalle guardie e di uscire dalla parte di dietro. Siamo andati a casa di Vasapollo che era euforico per quello che aveva appena fatto. Corrado Schiavoni gli disse di dargli la pistola e insieme siamo andati nel bronx per disfarcene, ma c’era una volante e allora abbiamo deviato per il campo abbandonato di calcio della squadra di Crispano e lì abbiamo nascosto la pistola utilizzata».

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