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21 Settembre 2022 - 07:35
NAPOLI. Fuga finita per il commando di babypistoleri che la notte del 31 luglio scorso ha fatto fuoco all’impazzata nel comune di Acerra ferendo due persone. Raggiunto da un decreto di fermo di indiziato di delitto, ieri sera è finito in manette il 16enne A.L.M., che avrebbe guidato lo scooter impiegato per il raid. Identificato anche il complice Raffaele Morgillo, che avrebbe invece materialmente fatto fuoco, per ben undici volte, contro il rivale Francesco Pannella.
Durante l’incursione armata in via D’Aragona era rimasta ferita anche un’altra persona, del tutto estranea alla vicenda, Mena Leone. Le indagini sul caso sono state condotte dai poliziotti del commissariato di Acerra e della Squadra mobile di Napoli. Determinanti ai fini dell’inchiesta si sono rivelate soprattutto le immagini registrate da alcune telecamere di sicurezza della zona. Una, in particolare, ha inquadrato non soltanto il passaggio dell’Honda “Sh” guidato dal 16enne, ma anche il momento in cui il passeggero ha premuto il grilletto.
Quanto alle vittime, nessuna aveva riportato grazie conseguenze fisiche (Pannella era stato tuttavia centrato a un piede) e nessuna era stata in grado di fornire indicazioni precise sui responsabili del raid, limitandosi a una descrizione generica della dinamica. Le forze dell’ordine non hanno comunque mollato la presa e ieri, dopo nemmeno due mesi di indagini, il caso sembra essere arrivato a una svolta.
Il 16enne, interrogato dagli inquirenti della Procura minorile, ha tra l’altro ammesso gli addebiti, fornendo anche alcune informazioni utili a inquadrare il movente. Il giovanissimo sicario ha sostenuto che l’agguato sarebbe maturato nell’ambito di una spedizione punitiva scaturita in seguito a una lite avvenuta in precedenza tra suo cugino G.D.D. e la vittima Francesco Pannella. Il 16enne e il complice avrebbe così deciso di passare alle vie di fatto, castigando il rivale.
Quello che ne scaturì fu un raid micidiale, con il commando che quella sera esplose ben undici colpi di pistola calibro 9 all’indirizzo della vittima: una potenza di fuoco sufficiente a far scattare per i due l’accusa di tentato omicidio, reato aggravato tra l’altro dal metodo mafioso.
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