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28 Ottobre 2022 - 11:16
Almeno 20mila persone sono in piazza del Plebiscito a Napoli per la manifestazione per la pace e il cessate il fuoco in Ucraina promossa dalla Regione Campania. Gran parte dei partecipanti alla manifestazione sono studenti delle scuole di Napoli e provincia, ma sono presenti anche esponenti politici locali e rappresentanti di istituzioni, associazioni e sindacati. In piazza sventolano solo bandiere arcobaleno della pace, con un'unica eccezione: un'asta dalla quale sventolano insieme le bandiere della Russia e dell'Ucraina e tra le due nuovamente quella della pace.
In attesa dell'inizio della manifestazione, dagli altoparlanti sono state diffuse diverse canzoni; tra queste anche "Russians" di Sting, canzone del 1985 che il cantautore inglese rivolgeva idealmente alle classi politiche americane e sovietiche protagoniste di uno dei periodi più tesi della Guerra Fredda. Tra le altre canzoni "suonate" dalle casse del palco anche "Generale" di Francesco de Gregori e la colonna sonora del film "Pearl Harbor" composta da Hans Zimmer.
DE LUCA. «Saremo in 50mila in questa piazza, è per questi ragazzi che dobbiamo arrivare al cessate il fuoco, che dobbiamo svegliare l'Italia e l'Europa dal sonno della ragione. Dobbiamo bloccare le armi, bloccare il bagno di sangue che è in atto». Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, in piazza del Plebiscito a Napoli per la manifestazione per la pace e il cessate il fuoco in Ucraina promossa dalla Regione Campania.
«Mentre parliamo - ha aggiunto De Luca - ci sono migliaia di giovani che muoiono in Ucraina, mutilati, deportati. Blocchiamo la guerra e insediamo con le Nazioni Unite una conferenza di pace alla quale dobbiamo chiamare a partecipare la Cina Popolare, che può esercitare una pressione decisiva nei confronti della Russia, e apriamo il dialogo. Fermate le armi e cessate il fuoco, poi si insedi la conferenza di pace e in quella sede si discuterà nel merito l'equilibrio da trovare per riportare la pace».
L'invio di armi all'Ucraina «è un tema delicato, si porrà il problema anche di fermare l'invio delle armi» ha continuato De Luca. «L'Ucraina è stata armata dall'Occidente e giustamente l'abbiamo messa in condizione di difendersi, ma oggi è necessario fermarsi un attimo, tutti devono fermarsi per consentire di insediare la conferenza di pace», ha aggiunto.
«Il cessate il fuoco consente di aprire il dialogo e fermare il bagno di sangue che è in corso, e consente di svegliare i popoli dal sonno della ragione perché un passo alla volta stiamo andando verso la guerra atomica senza rendercene conto. Dunque nessun opportunismo, la Russia è colpevole di aggressione, ma dopo 8 mesi dobbiamo chiederci qual è la via di uscita da questa tragedia» ha proseguito.
«In pratica - ha aggiunto De Luca - stiamo seguendo un'indicazione che viene da mesi da Papa Francesco, che mi pare l'unica grande personalità che sta seguendo con lucidità necessaria questa tragedia che ha investito l'Europa. Da Napoli arriva un messaggio di pace».
MANFREDI. Dalla piazza di Napoli arriva «un messaggio molto chiaro: nessuna ambiguità sul nostro sostegno all'Ucraina e per salvaguardare i diritti del popolo ucraino, però dall'altro lato la necessità di avviare un discorso che porti alla pace e che possa consentire di superare questo momento così difficile per l'Europa e per il mondo intero». Così il sindaco di NAPOLI Gaetano Manfredi, in piazza del Plebiscito per la manifestazione per la pace e il cessate il fuoco in Ucraina promossa dalla Regione Campania.
«Oggi sicuramente vediamo una bellissima piazza, molto colorata, fatta da tanti giovani che chiedono quello che chiedono in tanti, cioè che ci sia un momento per il cessate il fuoco, che si passi dalla voce delle armi alla voce della diplomazia e che si ritorni a quello spirito negoziale che ha sempre contraddistinto l'Europa negli ultimi anni. Noi - ha aggiunto Manfredi - abbiamo la necessità di rimettere al centro da un lato il diritto dei popoli, dall'altro di trovare tutte le vie del dialogo che consentano di superare questa fase che è una fase fatta di grandi difficoltà, di grandi lutti e della necessità di ripristinare i percorsi di dialogo tra le nazioni coinvolte in questo conflitto».
L'invio di nuove armi all'Ucraina «è una scelta che dev'essere fatta dai partiti nazionali e va fatta insieme alla comunità internazionale. L'Italia è nella Nato e queste decisioni vanno prese insieme, non possiamo non essere parte di una coalizione che fino ad oggi ha sostenuto l'Ucraina». «La scelta di sostenere l'Ucraina - ha ricordato Manfredi - è stata importante perché altrimenti la voce delle armi e l'invasione russa avrebbe assolutamente coperto il diritto di un popolo che vuole essere libero e vuole difendere i nuovi confini. Come si ferma il conflitto? Io credo che si fermi nel momento in cui c'è una volontà da parte delle grandi nazioni di sedersi intorno a un tavolo e di discutere. Questo dobbiamo fare e questo mi auguro che, chi ha la possibilità di farlo, lo faccia».
PADRE ENZO FORTUNATO. «Fratello Zelensky, Fratello Putin il vostro cuore ascolti il grido della pace». Padre Enzo Fortunato, frate francescano scrittore si rivolge così al presidente ucraino e a quello russo nel suo intervento in piazza Plebiscito a Napoli. «È necessario gridare per la pace? Il Presidente Mattarella lo ha ricordato all'incontro con la comunità di Sant'Egidio: ben vengano tutte le iniziative sulla pace. Ma di che pace parlare? Che pace testimoniare? “Oggi la pace è gravemente violata, ferita, calpestata: e questo in Europa, cioè nel continente che nel secolo scorso ha vissuto le tragedie delle due guerre mondiali. Siamo nella terza". Sono parole di Papa Francesco. Parole dure e dirette. Di chi pende posizione, come la stiamo prendendo noi in questo momento. Non si può essere indifferenti», osserva padre Fortunato.
«Gridare per la pace è necessario, soprattutto “contro ogni propaganda bellica, ma nello stesso tempo non può essere la consacrazione della legge del più forte. Eppure - ricorda sempre Papa Francesco come dice il frate francescano - L'invocazione della pace non può essere soppressa: sale dal cuore delle madri, è scritta sui volti dei profughi, delle famiglie in fuga, dei feriti o dei morenti. E questo grido silenzioso sale al cielo. Non conosce formule magiche per uscire dai conflitti, ma ha il diritto sacrosanto di chiedere pace in nome delle sofferenze patite, e merita ascolto. Merita che tutti, a partire dai governanti, si chinino ad ascoltare con serietà e rispetto". Ve lo dice chi si è sporcato con la terra bagnata dal sangue, ve lo dice chi ha raccolto e asciugato le lacrime delle madri che ricevevano la notizia dei figli morti in guerra, ve lo dice chi voleva ascoltare il suono della campane e che invece è dovuto scappare per il rumore delle sirene».
«C'è bisogno più che mai dello “spirito di Assisi", ora che “stiamo soffocando senza dialogo", come ha ricordato Andrea Riccardi. San Francesco parlava con tutti. E ai Reggitori dei popoli si rivolse perché costruissero le condizioni per la pace. E quello che facciamo oggi tutti noi in questa piazza e in tutte le piazze del mondo. Con il nostro grido e - per i credenti - con la nostra preghiera alziamo quella pressione sui governanti, negoziatori e diplomatici perché rifiutino le logiche della guerra e aprano un processo di pace. Come “artigiani della pace". A te fratello Zelensky, a te fratello Putin, a voi colombe e falchi, ascoltate il grido di questa piazza, ascoltate il grido di ogni piazza del mondo, ascoltate il grido di quelle madri che non vedranno più tornare i loro figli. Fa' di me, uno strumento della tua pace», l'appello.
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