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04 Febbraio 2023 - 09:10
Alta tensione a Ponticelli, termini di fase scaduti dopo l’annullamento della Cassazione: libero Fabio Riccardi
NAPOLI. Due inchieste giudiziarie, ben sei processi e le accuse del super pentito Rocco Capasso non sono bastate a inquadrarlo al di là di ogni ragionevole dubbio nel ruolo di fedelissimo del clan De Micco di Ponticelli. Fabio Riccardi, 39enne ritenuto dagli inquirenti della Dda molto vicino ai vertici della temibile cosca di Napoli Est, dopo il clamoroso annullamento della condanna da parte della Cassazione ottenuto pochi giorni fa, da ieri è tornato nuovamente a piede libero.
Una scarcerazione, quella di Fabio Riccardi, che potrebbe adesso innescare non poche fibrillazioni in una zona da sempre tra le più “calde” della città. Preso atto del recentissimo annullamento disposto dalla Suprema Corte, i giudici di appello hanno infatti constato la scadenza dei cosiddetti “termini di fase”, dando dunque pieno accoglimento all’istanza del difensore di Riccardo, l’avvocato Leopoldo Perone. Per il presunto fiancheggiatore dei De Micco le porte del carcere si sono dunque improvvisamente riaperte. Gli iter giudiziari che hanno visto protagonista Riccardi hanno del resto avuto fin qui un andamento a dir poco tormentato.
Arrestato nel 2015 con l’accusa di aver partecipato al clan dei “Bodo”, nel rito abbreviato era stato assolto, salvo venire poi condannato in appello. In seguito al ricorso della difesa, la Cassazione ha poi annullato con rinvio, disponendo così un nuovo processo che però non è ancora neppure iniziato. Nel frattempo il presunto capozona dei De Micco ha però ricevuto una seconda ordinanza con la quale gli viene contestata la partecipazione al clan anche dopo il 2015.
Stavolta Riccardi viene condannato sia in primo che in secondo grado, ma una manciata di giorni fa la Cassazione, accogliendo le argomenti difensive del penalista Perone, ha fatto nuovamente saltare il banco, annullando la condanna e ritrasmettendo il fascicolo alla Corte d’appello. A favore di Riccardi hanno deposto soprattutto due elementi: il fatto, come sostenuto dalla difesa, che fosse stato giudicato per le stesse condotte già nel primo processo, e l’assenza di riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Rocco Capasso, il quale l’aveva indicato come l’uomo incaricato dal clan di rubare le automobili che l’organizzazione usava per attuare i propri piani criminali.
Accuse che fino ad ora non hanno però trovato un definitivo approdo processuale. Mentre Riccardi è tornato a piede libero, i coimputati hanno invece dovuto fare i conti con una sonora stangata. Mercoledì scorso la Cassazione ha infatti ribadito le pene inflitte in appello a Francesco De Bernardo, Domenico Limatola, Lino Carbone, Roberto Scala, Vincenzo Scala, Gennaro Sorrentino, Roberto Pane, Moreno Cocozza, Rocco Capasso, Nicola Pizzo, Antonio Autore, Giovanni Ottaiano, Giuseppe De Martino, Giuseppe Borriello. L’inchiesta che li ha portati alla sbarra è la stessa che ha fatto luce sull’omicidio di Salvatore Solla e sul ferimento di Giovanni Ardu, per i quali Luigi De Micco e Antonio De Martino sono stati condannati all’ergastolo; Luigi Esposito e Davide Principe hanno invece rimediato 30 anni a testa
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