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L’urlo di Napoli per la pace

L’urlo di Napoli per la pace

Nell’anniversario dall’invasione russa 5mila in piazza: «Nessuno vuole negoziare». Lungo corteo da piazza Dante a piazza Municipio, accuse a Putin ma anche alla Nato

NAPOLI. Dietro lo striscione “Napoli per la pace’’, che apre il corteo partito da piazza Dante per giungere in piazza Municipio, ci sono tutte le preoccupazioni dei giovani che temono il ritorno di un conflitto allargato in Europa. Sui cartelloni si legge “No War’’, “Pace’’ oltre che invettive contro Vladimir Putin. A un anno esatto dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la mattina del 24 febbraio 2022, Napoli grida la sua voglia di pace con una manifestazione partecipata da circa 5mila persone.

VIA TOLEDO BLOCCATA. A prendervi parte non solo studenti delle scuole cittadine ma anche attivisti per il disarmo, mondo religioso, dell’associazionismo, i sindacati. A organizzare la giornata, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, il Comune di Napoli e la chiesa cittadina. Qualcuno indossa una parrucca con i colori dell’Ucraina, altri, soprattutto cittadini provenienti da quel Paese, sono avvolti dalla bandiera bicolore e intonano l’inno nazionale. Quando, terminata la prima serie di interventi, da piazza Dante inizia il corteo, la fiumana di persone blocca per un po’ via Toledo e via Medina.

LE VOCI DEI RAGAZZI. La giornata è dei ragazzi, sono loro che più di tutti si sentono in bilico con i venti di guerra che soffiano sul Vecchio Continente. Alessandra, studentessa del Pimentel Fonseca, cerca di andare oltre la figura di Putin: «Ha certo delle responsabilità, ma la colpa non è soltanto sua. Gli Stati Uniti da questa situazione credo ne stiano traendo vantaggio e anche la Nato ha interessi politici ed economici». L’alunna poi conclude: «Non c’è un leader internazionale capace di fare gli interessi di tutti». Sui pericoli di una guerra globale, la sua amica di scuola del Fonseca Irma è già quasi nel fatalismo. Più che paura c’è consapevolezza che il conflitto «rischia di estendersi, è difficile vivere nell’incertezza del futuro».

PAURA DI UN ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. Manuela, 17 anni studentessa del liceo statale Comenio dei Colli Aminei aggiunge: «Non ho un’idea precisa su quanto accaduto perché ci sono troppe questioni economiche e politiche aperte. Putin lo conoscevamo anche noi poco, ora di più e credo sia egoista e siamo impaurite che il conflitto possa allargarsi». In docenti come Evaristo Cicatiello, che insegna religione al Galileo Ferraris di Scampia, c’è la delusione «per un mancato impegno sul disarmo. Ci stiamo avvicinando alla guerra nucleare ma sembra che a nessuno interessi».

LA PREGHIERA DI BATTAGLIA. «Perdonaci la guerra, Signore». C’è anche la Chiesa di Napoli schierata al fianco del suo popolo per chiedere la pace. Una richiesta accorata e unanime che si esprime in due momenti distinti. Prima in piazza, con la partecipazione di tanti cattolici e del vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Napoli, Gaetano Castello, alla manifestazione promossa dalla stessa Arcidiocesi assieme alla Comunità di Sant’Egidio e al Comune di Napoli; poi alle 18, quando nel giorno in cui lo scorso anno è cominciata l’invasione russa in Ucraina, è l’arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia (nella foto) a recarsi in preghiera nella chiesa del Monastero di clausura delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, in piazza San Giuseppe dei Ruffi. Un’occasione solenne, nel corso della quale Battaglia eleva a Dio la preghiera «perdonaci la guerra, Signore», celebrando i Vespri con una speciale intenzione per la pace. Con l’arcivescovo tanti i fedeli napoletani che hanno voluto unire le loro preghiere e invocato la pace come dono: «Basta con le immagini di distruzione e morte».

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