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La partita a carte del babykiller di “Giò Giò”

La partita a carte del babykiller di “Giò Giò”

NAPOLI. Non si sarebbe reso conto - ha detto al giudice - di avere ucciso, tant’è che si è allontanato dal luogo della tragedia e poi se n’è andato a giocare a carte. Il padre, poi, al suo ritorno, gli ha detto che in piazza Municipio, durante una rissa, c’era scappato il morto. Trapelano altri particolari su quanto accaduto giovedì scorso in centro città, dove è stato ucciso il giovane musicista 24enne Giovanni Battista Cutolo. Il 17enne, recidivo (si era reso protagonista in passato di un tentato omicidio in età non imputabile), adesso, è chiuso in un istituto penale minorile su ordine del gip del tribunale per i Minorenni. Il magistrato ha accolto la richiesta del pm Francesco Regine che, al termine dell’udienza di convalida del fermo, ha chiesto la detenzione in carcere per il ragazzo accusato di omicidio volontario aggravato e detenzione, porto abusivo e ricettazione dell’arma che aveva nella cintola dei pantaloni. Il fatto che il ragazzo non si fosse reso conto di avere provocato una morte, così come ha anche riferito a inquirenti e giudice, ovviamente, non alleggerisce - secondo quanto trapela da fonti vicine agli inquirenti - la gravità dell’accaduto, perché - si fa rilevare - chi spara ad altezza d’uomo tre colpi di pistola non può non mettere in conto di poter uccidere. Si alleggerisce, invece, la posizione degli altri indagati, maggiorenni, che sembrerebbero essere coinvolti solo nella rissa che ha preceduto l’omicidio. «Con una città ancora scossa dal drammatico episodio che ha visto la morte del giovane musicista Giovanbattista Cutolo, si continuano a registrare episodi di violenza che vedono l’uso delle armi come una costante. La verità è che ci sono troppe armi in città, troppi giovani circolano con pistole, coltelli e oggetti atti a offendere il prossimo. Di fronte a questa deriva continuiamo a chiedere più presenza delle forze dell’ordine in strada e certezza della pena», commenta il deputato Francesco Emilio Borrelli. «Noi non siamo la causa di quello che è accaduto, abbiamo anche avvertito le forze dell’ordine. Non è giusto essere puniti così duramente, tenendoci chiusi per trenta giorni: rischiamo il fallimento». A parlare sono il titolare e i quattro dipendenti del pub davanti al quale, all’alba del 31 agosto, ha perso la vita Giovanbattista Cutolo, il musicista 24enne ucciso con un colpo di pistola all’addome da un 16enne che ora è in carcere. «Titolare e dipendenti sono fortunatamente ancora vivi», dice Angelo Pisani, legale del titolare del pub che su ordine del questore, resterà chiuso per un mese. «La decisione - continua - aggraverà ulteriormente la situazione che si era venuta a creare subito dopo la tragedia, con i clienti che evitavano di fermarsi a consumare. Per questo facciamo un appello affinché questi 30 giorni di stop di vengano risparmiati. Al danno si è unita anche la beffa: se non li aiuteranno a loro non resta altro che chiudere bottega e andare via da Napoli». Intanto la camera ardente per salutare Giovanbattista Cutolo sarà allestita dalle ore 14 di mercoledì presso la Chiesa del Gesù Nuovo. Alle 15 avranno inizio le celebrazioni dei funerali.

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