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Camorra, il clan Contini va al tappeto

Camorra, il clan Contini va al tappeto

NAPOLI. Capi e gregari del clan Contini tornano alla sbarra per l’ultimo grado di giudizio e questa volta per trenta imputati eccellenti la stangata diventa definitiva. La Prima sezione della Corte di Cassazione, accogliendo la linea della Procura, ha infatti confermato una sfilza di condanne e tra queste spiccano quelle rimediate in primo e secondo grado da alcuni degli esponenti di punta del gruppo con base tra il Vasto e l’Arenaccia, tra cui i ras Antonio Aieta, Giuseppe Ammendola, Francesco Mallardo e Nicola Rullo. Non sono però mancati alcuni importanti colpi di scena. I giudici di piazza Cavour hanno infatti annullato con rinvio, seppur parzialmente, tredici condanne. Questo, nel dettaglio, il verdetto pronunciato dagli Ermellini della Prima sezione: annullamento con rinvio per Pietro Caso, difeso da Domenico Dello Iacono e Antonio Cavallo, Gennaro Costa, Maurizio Delle Donne, difeso da Giuseppe Ricciulli, Giuseppe Del Piano, difeso da Beatrice Salegna e Vittorio Guadalupi, Giuseppe Marsiglia e Giuseppe Giordano, anch’egli difeso dall’avvocato Salegna, in merito alla data di cessazione della partecipazione all’associazione mafiosa. Annullamento senza rinvio per Ettore Bosti per il capo 65 e rideterminazione della pena in 14 anni e 10 mesi, e per effetto estensivo annullamento per Salvatore Mendozzi, la cui pena è stata rideterminata in 9 anni e 8 mesi. Annullamento con rinvio per Vincenzo Capozzoli per il capo 95, Patrizio Picardi, Antonio Cristiano, dall’avvocato Giuseppe Perfetto, in merito agli aumenti di pena per i reati unificati, Alfredo De Feo e Salvatore Di Percope sul diniego della continuazione, Ettore Esposito per gli aumenti di pena per i reati unificati per continuazione. La Cassazione ha invece rigettato i ricorsi di Ciro Acanfora, Antonio Aieta, Mario Ambrosio, Giuseppe Ammendola, Giulio Barbella, Gennaro Corrado, Fabio Cristiano, Gennaro De Rosa, Giuseppe De Rosa, Francesco Mallardo, Salvatore Merolla, Antonio Muscerino, Michele Patierno, Gennaro Pelliccio, Luciano Poggi, Nicola Rullo, Giuseppe Tolomelli, Gaetano Attardo e Antonio Pengue. Dichiarati infine inammissibili i ricorsi di Angelo Botta, Giovanni Botta, Vincenzo Botta, Nicola Botta, Pietro Cerbone, Alfredo Cuomo, Domenico Esposito, Massimo Fiorentino, Roberto Murano, Antonio Pesce e Giuseppe Arduino. Il processo appena conclusosi scaturisce dall’operazione “Cartagena”, la maxi-inchiesta che nel 2019 aveva portato all’esecuzione di oltre 120 arresti. L’indagine aveva consentito di ricostruire i nuovi affari dell’Alleanza di Secondigliano, il cui commercio si è trasformato in imprenditoria pura e il gip del Napoli Roberto D’Auria aveva così firmato oltre 2mila pagine di ordinanza di custodia cautelare per 125 indagati arrestati. Nell’inchiesta comparivano tutti i personaggi di spicco del clan. I reati contestati andavano dall’associazione per delinquere di tipo mafioso al traffico e spaccio di sostanza stupefacenti, dall’estorsione aggravata al riciclaggio di denaro sporco.

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