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Costanzo, una lite dietro l’omicidio

Costanzo, una lite dietro l’omicidio

Pochi giorni prima di essere ucciso, “Ciculill” ebbe un diverbio con pregiudicati dell’Arenaccia. Il 2 aprile prossimo l’udienza preliminare per i responsabili della devastazione al Cardarelli

NAPOLI. Vincenzo Costanzo, alcuni giorni prima di essere ucciso, avrebbe litigato con pregiudicati dell’Arenaccia che gli dissero di non farsi più vedere da quelle parti. Ma “Ciculill” non era un tipo da aver paura e non prese troppo sul serio la minaccia. Cosicché il suo arrivo in piazzetta Volturno non sarebbe passato inosservato e approfittando della folla festante per la vittoria del Napoli, scattò la vendetta dei locali contro di lui per l’affronto subito. Non solo: contrariamente a quanto finora si credeva, chi ha sparato non voleva ucciderlo, bensì dargli semplicemente una lezione. Ecco perché mirò all’inguine, colpendo però l’arteria femorale che provocò il dissanguamento fatale.

LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO DA PARTE DEGLI INQUIRENTI. Sarebbe questa l’ultima ricostruzione di inquirenti e investigatori, basata su fonti di strada e riscontri, sull’omicidio del giovane nipote dei D’Amico del “Conocal”, lo scorso 5 maggio. Un’alternativa all’ipotesi del tradimento da parte di qualcuno che stava con lui e che avrebbe favorito, avvisandoli, i killer dei De Micco. Le due piste, nel riserbo più totale dei carabinieri, vengono battute entrambe. Ma la tesi del litigio dietro il delitto troverebbe maggiore corrispondenza con le dinamiche temporali e spaziali. Un punto in particolare genera dubbi: non potendo sapere la spia dove e quando, e se, il gruppetto di Ponticelli si sarebbe fermato, come potevano rapidamente organizzarsi i sicari per compiere l’agguato. Possibile in teoria, molto difficile in pratica.

DANNEGGIAMENTI AL PRONTO SOCCORSO DEL CARDARELLI, LO SBOCCO DELLE INDAGINI. Intanto le indagini sui danneggiamenti al pronto soccorso del Cardarelli, dove fu trasportato il ferito, hanno trovato sbocco nell’udienza predibattimentale fissata per il prossimo 2 aprile, quando in aula dovranno presentarsi Giuseppe Perrella, 20 anni; Vincenzo Lauria, 20; Gaetano Maranzino, 24; Alfonso Capozzoli, 42; Rosa D’Amico, 27; e Antonietta D’Amico, 23. Toccherà al collegio difensivo (avvocati Luca Mottola, Domenico Dello Iacono, Bruno Carafa e Giovanna Visone) provare a limitare i danni una volta iniziato il processo. Infatti sono piuttosto pesanti le accuse da cui i sei neo imputati dovranno provare a difendersi. Ferma restando la presunzione di innocenza fino all’eventuale condanna definitiva, tutti devono rispondere dei gravi danni causati al pronto soccorso del Cardarelli, di cui avevano distrutto porte scorrevoli e vetrate di accesso. Nel dettaglio, Rosa D’Amico avrebbe preso a calci e pugni il triage e i vetri della struttura; Capozzoli, Lauria e Maranzino sono anch’assi accusati di aver sferrato calci e pugni contro i vetri del pronto soccorso; Perrella si sarebbe invece scagliato contro il vetro di ingresso e avrebbe ribaltato alcune lettighe presenti nei paraggi. Nel mirino di amici e parenti del giovane ras appena deceduto erano però finiti anche esponenti delle forze dell’ordine e il personale sanitario: Antonietta D’Amico avrebbe ad esempio tirato una pantofola agli agenti di polizia intervenuti sul posto. Tutti devono poi rispondere di interruzione di pubblico servizio, in quanto la loro furia avrebbe costretto ben tre infermieri ad allontanarsi dal posto di lavoro. Dell’ultima accusa risponde invece soltanto Lauria, indiziato di aver sputato in faccia a un ispettore della Squadra mobile, di cui avrebbe anche ignorato l’alt dandosi a una rocambolesca fuga in scooter. Alla base della rivolta la rabbia per il presunto ritardo nel comunicare la morte del 26enne.

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