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08 Novembre 2023 - 08:59
Era l’ultimo degli storici clan di Scampia, quindi ben strutturato, a essere rimasto completamente in piedi nonostante la controffensiva dello Stato nel quartiere cominciata con il post faide. Ma da ieri anche gli Abbinante sono ufficialmente in crisi, storditi dal durissimo colpo inferto dalla Dda e dai carabinieri. Per associazione mafiosa, traffico di droga e soprattutto per una raffica di estorsioni si è sviluppata nel tempo un’inchiesta culminata in 37 misure cautelari a carico di altrettanti indagati, di cui sette irreperibili. Due telecamere piazzate in via Monte Rosa hanno rappresentato il punto di partenza di un’indagine che si è avvalsa di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e delle dichiarazioni dei pentiti, primi tra tutti Luigi Rignante e Giuseppe Ambra. La cosca aveva all’interno un altro gruppo, gli Esposito, un dettaglio investigativo emersa dagli accertamenti. Il pizzo targato Abbinante aveva una doppia peculiarità: i commercianti del rione Monte Rosa erano costretti ad acquistare la merce da imprenditori scelti dal sodalizio, che a loro volta avevano l’obbligo di pagare il clan per il privilegio dell’esclusiva. Una dimostrazione di forza a Scampia, così come la maniera degli affiliati di definire il rione Monte Rosa: “casa nostra”, dove tutto doveva passare al vaglio del clan “per il rispetto della famiglia”. Con i capi dietro le sbarre, le redini dell’organizzazioni erano nelle mani di Arcangelo e Francesco Abbinante (figli di Guido) mentre organizzatore delle piazze di spaccio era Salvatore Mari, ritenuto colui che ha ricostituito la piazza di paccio del lotto Sc3, uno dei 7 destinatari del provvedimento restrittivo sfuggito alla cattura. Gli altri sono: Francesco Abbinante, Francesco Bartolo, Tommaso Ciriello, Alessio Cuomo, Domenico Martello, Filippo Diana. Tutti gli indagati comunque, devono essere ritenuti innocenti fino all’eventuale condanna definitiva. Il procedimento penale infatti è ancora nella fase preliminare. Dalle intercettazioni è venuto fuori che gli emergenti dei gruppi Abbinante ed Esposito, storicamente un’unica cosca, spendevano il proprio nome per incutere timore e imporre il loro volere. Così si spiegano le attività illecite compiute negli anni abbracciati dall’inchiesta, culminata negli arresti operati dai carabinieri della compagnia Stella. Le roccaforti erano il rione Monterosa, l’Ises e la zona della “33”. Le investigazioni hanno permesso di definire il sodalizio come una struttura operativa stabile, unitaria e verticistica, con ripartizione di ruoli e compiti funzionali ad assicurare la continuità e sistematicità del traffico di droga, svolto senza soste nelle “piazze” statiche e dinamiche. Sono stati riscontrati, inoltre, nella disponibilità della cosca alcuni box auto destinati a magazzino merci, dove erano nascoste numerose armi da fuoco e ingenti quantitativi di droga.
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