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Dieci omicidi e due ergastoli

Dieci omicidi e due ergastoli

Faida del Principino, fine pena mai per il boss Paolo Di Lauro e Raffaele Perfetto. Il ras Giuseppe Lo Russo se la cava con 20 anni, i fratelli Guido e Raffaele Abbinante rimediano 30 anni a testa

NAPOLI. Faida del Principino, il processo di primo grado celebrato con la formula del rito abbreviato si conclude tra stangate e condanne al ribasso. La pena più elevata, l’ergastolo, è stata quella inflitta al boss Paolo Di Lauro e al sicario Raffaele Perfetto. Trent’anni a testa hanno invece rimediato Guido Abbinante (difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono, Romolo Vignola e Valentina Alfieri), che non ha mai ammesso gli addebiti, e Raffaele Abbinante. Per gli altri imputati le pene sono state invece decisamente più soft, soprattutto considerando la consistenza delle accuse: il ras Giuseppe Lo Russo, difeso dagli avvocati Antonio Abet e Domenico Dello Iacono, e Gennaro Trambarulo se la sono cavata con 20 anni grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche. Rito Calzone, difeso dall’avvocato Luigi Senese, ha rimediato 18 anni e 8 mesi grazie al riconoscimento delle generiche. I pentiti Maurizio Prestieri, Ettore Sabatino e Antonio Leonardi hanno incassato 18 anni, 16 anni e 14 anni.

La scia di sangue passata alla storia come la “faida del Principino” inizia a metà anni ’90 in seguito al delitto di Vincenzo Esposito, alias “il principino”, rampollo dei Licciardi assassinato dopo una rissa in discoteca con alcuni affiliati al clan Di Lauro, all’epoca ancora un tutt’uno con gli Amato-Pagano, e strettamente alleato con i Lo Russo di Miano. Antonio Prestieri era così imputato per il tentato omicidio di Carmine Brancaccio, avvenuto alla Masseria Cardone il 17 marzo 1997, dopo la rissa in discoteca tra un gruppo dei Licciardi guidati da Esposito “il Principino” e alcuni giovani dei Di Lauro, tra cui Gennaro Romano. Paolo Di Lauro, Antonio Leonardi e Gennaro Russo devono rispondere dell’omicidio di Pasquale Benderi “Peugeot”, affiliato ai Di Lauro, assassinato a Melito il 25 marzo 1997 in quanto sospettato di essere un confidente ella polizia.

Di Lauro, Sabatino e Raffaele Amato (poi stralciato) sono indagati per l’omicidio di Ciro Cianciulli, che voleva passare coi Licciardi, ucciso il 3 aprile 1997. Di Lauro, Lo Russo, Leonardi, Maurizio Prestieri e Trambarulo sono stati imputati per gli omicidi di Francesco Fusco e Armando Esposito: era la risposta all’omicidio del “Principino”, avvenuta il 7 aprile 1997. Gli altri delitti contestati sono quelli di Eduardo Cianciulli, Giuseppe Balestrieri, Gennaro Romano, Raffaele Ruggiero e il tentato omicidio di Antonio Ruggiero “Tonino sette botte”, Renato Tramontano e Umberto Zovasco, conosciuto come il “polacco”. Nell’udienza celebrata a dicembre scorso non sono mancati alcuni importanti colpi di scena: Giuseppe Lo Russo, Gennaro Trambarulo e Rito Calzone avevano infatti deciso di ammettere le proprie responsabilità, confessando il proprio coinvolgimento nella “faida del Principino”. Diametralmente opposta la linea processuale di “Ciruzzo ’o milionario”, Raffaele Abbinante, Guido Abbinante e Raffaele Perfetto, che hanno invece deciso di non confessare alcunché. Mossa che a Di Lauro è costata l’ergastolo.

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