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Scuola
14 Dicembre 2024 - 08:12
NAPOLI. Ieri l’intera comunità scolastica del liceo Alberti di via Pigna ha manifestato presso la sede della Città Metropolitana a seguito degli enormi ritardi, errori, e disagi che l’intera comunità sta patendo da mesi. «Nonostante ciò, preside, genitori, docenti, ma soprattutto ragazzi e ragazze, hanno dovuto attendere ore per essere ricevuti, peraltro da un dirigente, perché non c’era nessun politico nel palazzo. Pur ringraziando il consigliere delegato all’ambiente Rosario Andreozzi, che si è fatto tramite per l’appuntamento, spiace rilevare che i consiglieri delegati non erano presenti, e addirittura c’è chi ha avuto l’ardire di proporre alla platea scolastica di recarsi come degli “scappati di casa” alla sede periferica di via Don Bosco dove ci sono gli uffici tecnici. Ben venga la promessa che ad inizio settimana prossima verrà ripristinata la funzionalità del terzo piano dell’istituto, ben venga la promessa che per inizio dell’anno nuovo sarà ripristinata la funzionalità dell’impianto di riscaldamento, ma quello che non è assolutamente consentito è di tcostringere una comunità scolastica a scendere in piazza semplicemente per rivendicare il loro diritto allo studio, ma soprattutto di conoscere modalità e tempi della spesa pubblica,- dichiara il capogruppo di Europa Verde Rino Nasti presente alla manifestazione- dopo il silenzio che attanaglia il futuro del liceo Pansini, un ulteriore silenzio piomba su un altro istituto superiore, l’Alberti». Da marzo infatti il cantiere occupa dieci classi, palestra e laboratorio e questo ha costretto ieri stdenti, docenti e preside a scendere in piazza per rivendicare un diritto che è ancora fondamento della Costituzione. «Sette milioni di euro per rifare una scuola che oggi non è ancora fruibile» ha denunciato Silvia Parigi, dirigente scolastica del liceo Alberti. La scuola ha subito uno sconquasso dopo il crollo avvenuto lo scorso 5 dicembre. Da quel momento è iniziata l’odissea della platea scolastica. «Ci siamo organizzati per essere collaborativi, ma il problema è l’assenza di un cronoprogramma» ha detto la dirigente» che ieri insieme con 1.100 studenti ha deciso di far sentire la propria voce, autorevole, chiedendo il diritto allo studio per i suoi ragazzi e il diritto a poter insegnare in maniera decente al suo Corpo docente. «E con questo freddo siamo anche senza riscaldamenti - aggiungono i ragazzi - Stare fermi nei banchi è una tortura». Questo ulteriore disagio è emerso il 5 dicembre quando, durante i lavori in corso da marzo si era rotta una tubatura. Un cantiere senza protezione, collaudi effettuati mentri i ragazzi erano in classe, caldaie montate su tubi vecchi. «Andiamo avanti alla giornata con comunicazioni all’ultimo minuto, mentre salta la corrente, scatta l’allarme e siamo senza riscaldamenti. Finora abbiamo avuto solo danni».
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