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Politica
06 Febbraio 2025 - 09:16
Il governatore Vincenzo De Luca
Botta e risposta sulle elezioni tra il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il governatore della Campania Vincenzo De Luca a Gallerie d'Italia, a Napoli, per la presentazione del libro Photoansa. «Credo che questa formula debba essere seguita e ripetuta per tutte le elezioni, a tutti i livelli politici sia locali che nazionali. La storia d'Italia ci dimostra che il centrosinistra è competitivo, rispetto a una destra molto compatta, se ha un'offerta ampia. Credo che ci siano tutte le condizioni per mettere in campo un'offerta politica coesa e ampia. Noi, qui a Napoli, lo stiamo facendo molto bene al Comune da tre anni», ha detto il sindaco. Secondo Manfredi, questa alleanza «rappresenta la sintesi tra due temi al centro dell'offerta progressista: avere un'offerta riformista che metta insieme riformismo liberale e cattolico, e dall'altro la richiesta di più giustizia sociale ed equità, che in una società profondamente diseguale determina tanto malessere e rabbia sociale. Dunque - ha concluso - per mettere insieme riformismo ed equità sociale serve un'offerta politica ampia». Anche Roberto Fico evidenzia la stessa cosa, parlando di “modello Napoli”. Subito arriva la replica del Governatore che interviene poco dopo: «Ho sentito prima che si vuole fare una bella coalizione per la Campania, ampia e coesa. Che bella cosa. Ma se vogliamo fare la coalizione dobbiamo decidere prima cosa fare e se c'è qualcuno in grado di governare», dice riferendosi - senza nominarlo - a quanto detto poco prima da Manfredi. «Io posso fare - ha detto De Luca, guardando Manfredi e Roberto Fico del M5S seduti in prima fila - qualsiasi coalizione. Ma si deve mettere sul tavolo la capacità di ognuno, chiedendo “tu cosa hai fatto nella vita per parlare?”. Si può fare una coalizione mettendo insieme i programmi e poi vedere se c'è qualcuno in grado di governare, perché per affrontare la macchina burocratica ci vuole anche il fisico, perché qui devi sputare il sangue dalla mattina alla notte. Stiamo tornando al passato quando si riunivano a Roma e decidevano Provincia a te, Regione a te. Siamo tornati alla prima Repubblica e peggio della prima Repubblica, affidandosi a chi sta a Roma e non conosce i territori». «Vado avanti per la mia strada, lo sto dicendo da un anno», ha detto ribadendo gli attacchi al Pd, tacciato di «ipocrisia e fariseismo». «Nel nostro partito parlano tra di loro una ventina di capi corrente, paragonabili al Pcus di Breznev oppure alle idee di Kim Jong-un. Sono autoreferenziali quanto presuntuosi». De Luca punta l'indice su altre candidature dei dem. «In Liguria hanno scelto Orlando che sta da venti anni in Parlamento, ha fatto tre volte il ministro, lì non c'erano problemi? Decaro è stato per dieci anni il sindaco di Bari, poi europarlamentare e viene candidato a presidente della Puglia? Altro che terzo mandato, è una grande manfrina, una aggressione a un uomo libero che non ha mai fatto parte di gruppi e sottogruppi. Io penso a lavorare, gli altri costruiscono le tribù e i percorsi per candidarsi in Parlamento la prossima volta». Poi De Luca cita Goethe: «Diceva che non c'è nulla di più terribile di una ignoranza attiva, il Pd è un luogo speciale da questo punto di vista. Tutti strologano sulla Campania ma nessuno viene qui 24 ore per rendersi conto della situazione e nessuno ha chiamato per informarsi della realtà campana, parlano a “capocchia”. Il problema qui è chi sia in grado di fare le cose e completare l'immane lavoro avviato, non possiamo tornare a uno vale un». E ancora: «Una forza di opposizione seria avrebbe dovuto fare battaglia contro il governo per aver impugnato solo la legge della Campania».
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