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Otto condanne al clan Angelino

Armi e racket a tappeto a Caivano, il boss “Tibiuccio”, incassa 10 anni in “abbreviato”

Otto condanne al clan Angelino

NAPOLI. Armi e racket a tappeto per ottenere il controllo degli affari criminali a Caivano, raffica di condanne per la cosca capeggiata dal boss Antonio Angelino, alias “Tibiuccio”. Il gip Della Ragione, dando ampio accoglimento alla linea della Procura antimafia, ha disposto infatti una sola assoluzione per gli uomini al servizi del ras Angelino. Le pene sono state però inferiori rispetto a quanto invocato dal pm in sede di requisitoria.

Queste, nel dettaglio, le condanne stabilite: Antonio Angelino, difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina, 10 anni e 6 mesi a fronte di una richiesta di condanna a 18 anni; Giovanni Cipolletti, 13 anni; Michele Leodato, difeso da Spina e Danilo De Cicco, 8 anni e 8 mesi; Aniello Leodato, difeso da Spina, 8 anni a fronte di una richiesta di 12 anni; Raffaele Lionelli, 8 anni; Ferdinando Sorvillo, 8 anni e 2 mesi; Gaetano Angelino, difeso dall’avvocato Spina, 8 anni e 2 mesi; Ferdinando Grimaldi Capitello, assolto; Massimiliano Volpicelli, 5 anni e 2 mesi. I nove imputati erano a vario titolo accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione di armi da fuoco e di alcune estorsioni e tentato estorsioni ai danni dei commercianti di Caivano nel periodo compreso tra agosto 2021 e giugno 2022.

Sulla testa di “Tibiuccio” pendono ad oggi, oltre agli esiti dell’attività investigativa, anche le dichiarazioni di alcuni importanti neo pentiti. È appena il 7 agosto scorso quando Giovanni Barra, conosciuto negli ambienti criminali come “’o pazz” e “’o scucciato”, rende agli inquirenti della Dda di Napoli un lungo interrogatorio. Nel colloquio con i pm il collaboratore di giustizia si sofferma in particolare sul periodo di latitanza di Antonio Angelino, esponente di spicco della camorra di Caivano: «Nell’incontro del 6 luglio 2023 mi recai insieme a Roberto Maugeri nel luogo dove dovevo incontrare Angelino che era furioso e avrebbe potuto ucciderci ed era armato di kalashnikov e pistola 9x21. Era furioso perché non aveva ricevuto la solita somma di 20.000 euro che da sempre riceveva.

Sia la somma di 20mila euro per la droga sia quella delle estorsioni venivano consegnate nel periodo in cui era irreperibile... Angelino non aveva bisogno della lista (delle estorsioni, ndr) perché aveva in mente tutte le vittime che dovevano pagare». Il pentito ha quindi aggiunto: «Dopo l’arresto di Angelino io presi la lista da Assunta Reccia, in modo da garantire l’esecuzione delle estorsioni ai soggetti indicati. Dopo l’arresto di Angelino c’erano io e Maugeri a garantire il programma. Quando presi la lista da Reccia le dissi “qua ora ci siamo noi” per farle capire che doveva parlare con me in quanto referente di Angelino». Barra ha poi spiegato quali furono i successivi accordi con il boss di Caivano. «In merito alla dichiarazione di Raffaele Bervicato, è vero che io proposi ad Angelino di farmi prendere tutte le estorsioni in modo da sistemare il paese e vedermi tutto io, in cambio gli avrei mandato 30.000 euro al mese».

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