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Le aspettative
14 Dicembre 2025 - 08:46
Emiliana Pentella, Eduardo Silva, Marco Pezzella e Anna Guglielmo
NAPOLI. C’è una parola che attraversa le aspettative del mondo imprenditoriale campano verso la nuova giunta regionale guidata da Roberto Fico: concretezza. La chiedono realtà diverse per storia, dimensioni e settori produttivi, ma accomunate dalla stessa esigenza di essere ascoltate e messe nelle condizioni di lavorare.
Non annunci, ma strumenti. Non scorciatoie, ma regole che funzionino. A dare forma a questa richiesta è soprattutto la voce di Emiliana Pentella, giovane imprenditrice dell’agroalimentare, fondatrice di una start up nata durante il Covid e specializzata in pesti artigianali vegetali. Parla da imprenditrice prima ancora che da cittadina, con la con la determinazione di chi ha fatto della fatica una traiettoria.
«Non ho mai nascosto di non essere una persona che guarda alle etichette politiche, ma ai fatti», spiega. Il suo è un percorso fatto di lavoro silenzioso e di rete tra piccole realtà produttive.
«In questi anni ho lavorato senza scorciatoie, cercando di costruire una progettualità vera nel mondo agroalimentare, mettendo insieme aziende artigiane che spesso fanno fatica a farsi ascoltare». La richiesta alla Regione è diretta. «Mi auguro che ci sia finalmente spazio e credito per chi lavora davvero».
Pentella rivendica un impegno costruito nel tempo: «Da sei anni porto avanti un lavoro fatto di sacrifici e oggi sto cercando di costruire qualcosa che va oltre i miei mezzi personali, mettendo in rete realtà che rappresentano una parte importante dell’economia campana».
Ricorda anche l’incontro avuto con Fico quando era candidato. «Ha ascoltato le nostre richieste senza una linea preconfezionata. Mi auguro che quello spirito di ascolto possa tradursi ora in azioni concrete». E aggiunge: «Vorrei che ci fosse spazio anche per le giovani leve dell’imprenditoria, non solo i trentenni ma anche chi, a quarant’anni, dopo anni di gavetta, ha idee e voglia di investire».
Dalla nuova Giunta si attendono risposte anche realtà storiche dell’artigianato campano, come la Cioccolateria Silva di Napoli, attiva dal 1925. A parlare è Eduardo Silva, titolare dell’azienda, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli in progettazione artistica per l’impresa, ideatore delle “Quattro cioccolate di Napoli” e autore del libro Non ci resta che Napoli… e il cioccolato. Silva guarda alla presidenza Fico «con attenzione e fiducia» ed esprime «l’auspicio che questa nuova fase istituzionale sappia valorizzare davvero il lavoro degli artigiani, custodi di tradizione ma anche di avanguardia».
Le richieste sono puntuali: «Credito, formazione, sostegno all’import e all’export, semplificazione amministrativa e promozione delle eccellenze produttive». Il comparto dolciario, sottolinea, «può diventare un fiore all’occhiello della Campania nel mondo, se messo nelle condizioni di crescere».
Il tema del lavoro emerge con forza dalle parole di Marco Pezzella, amministratore dell’azienda di salumi I Sapori del Sannio. «Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro non è un concetto astratto, ma una difficoltà quotidiana», afferma. Pezzella richiama una tradizione che rischia di scomparire: «Produciamo salumi come il salame di Mugnano e il salame Napoli, insaccati e legati a mano, un’arte che per decenni è stata tramandata da donne esperte». Oggi, però, «è sempre più difficile trovare manodopera qualificata».
L’avvertimento è chiaro: «Se questa arte scompare, non perdiamo solo posti di lavoro, ma un pezzo di cultura produttiva del territorio». Sul versante dell’imprenditoria femminile, Anna Guglielmo, responsabile Donne Casartigiani, individua nei bandi uno degli snodi principali. «Il problema non è la mancanza di fondi, ma i criteri di accesso», spiega. «Molti bandi escludono chi ha avuto esperienze da freelance o una partita Iva in passato».
Restano inoltre difficoltà nel lavoro dipendente, dove «in molti settori c’è ancora diffidenza verso le donne con impegni familiari». Una possibile risposta arriva dalla formazione: «Sempre più donne scelgono corsi per acquisire competenze e migliorare la propria posizione lavorativa». Quattro voci, settori diversi, una richiesta comune: trasformare l’ascolto in politiche concrete. Perché la Campania che produce non chiede protezione, ma condizioni giuste per investire.
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