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Camorra
14 Dicembre 2025 - 09:07
Nei riquadri Antonio Cardillo, il boss Giuseppe Lo Russo e Giovanni Perfetto: tutti scarcerati nel giro di pochi giorni
NAPOLI. Natale ad alta tensione a Miano. Dopo le recentissime scarcerazioni eccellenti registrate nelle ultime settimane, su tutta quella del capoclan mai pentitosi Giuseppe Lo Russo, il clan dei “Capitoni” rischia di ricompattarsi ulteriormente. Pochi giorni fa ha infatti lasciato il carcere anche Antonio Cardillo, ritenuto uno dei narcos di punta della cosca.
Il 48enne, reduce dalla lunga condanna rimediata dopo l’arresto del 2014, è stato scarcerato dal tribunale di Sorveglianza di Torino che, accogliendo l’istanza del difensore di Cardillo, l’avvocato Domenico Dello Iacono, ha deciso di concedergli gli arresti domiciliari.
Il narcos dunque, almeno per il momento, non potrà ancora aggirarsi liberamente tra le strade di Miano e dintorni. Quello di Cardillo è un nome che in passato è rimbalzato con forza alla ribalta della cronaca, anche per vicende piuttosto eclatanti. Si tratta infatti del fratello di Fabio Cardillo, condannato a trent’anni di carcere per l’omicidio di Domenico Raffone: un delitto consumato nel lontano marzo 2014, scaturito da una questione sentimentale.
Oggetto del contendere la moglie del detenuto Antonio Cardillo, fratello maggiore di Fabio, che aveva una relazione extraconiugale con il ras, poi pentito, Mario Lo Russo. La vicenda iniziò con le minacce che Fabio Cardillo rivolse alla cognata quando venne a conoscenza della relazione che la donna aveva con Lo Russo. L’uomo le chiese conto della storia e disse di volere indietro alcuni beni del fratello, tra cui otto preziosi orologi.
La donna chiese aiuto al suo amante-ras per paura che il cognato le facesse del male e la sera dell’8 marzo 2014 la resa dei conti. Cardillo e un suo amico affrontarono in strada, poco dopo le 23, ai Colli Aminei, Lo Russo e Raffone, il quale venne ammazzato.
Il ras di Miano, che aveva risposto al fuoco senza ferire nessuno, riuscì a salire a bordo della Panda di Cardillo, che nel frattempo era scappato a piedi con il complice, e si recò da solo, colpito alla schiena, al pronto soccorso del Cardarelli. Qui fu operato d’urgenza per le gravi ferite e le sue condizioni sembrano gravi.
Qualche giorno dopo, però, le sue condizioni migliorarono. Qualche ora dopo, nella notte del 9 marzo, scattò intanto la vendetta del figlio di Lo Russo, Domenico Carlo, che si andò, spalleggiato da almeno otto persone, in via Janfolla, a casa della sorella di Fabio Cardillo.
Il commando costrinse il marito della donna a scendere in strada dopodiché lo massacrò di botte e lo ferì a coltellate. Il malcapitato, che niente c’entrava con la vicenda, riconobbe solo Lo Russo jr, Valerio Nappello e Luciano Pompeo, che furono arrestati il giorno dopo.
Culiersi fu arrestato qualche giorno più tardi. Al netto dei vecchi fatti di sangue, il timore di inquirenti e investigatori antimafia è che le ultimissime scarcerazioni eccellenti possano adesso innescare una nuova, ennesima escalation di violenza in un quartiere, Miano, in cui da sempre gli equilibri tra clan di camorra sono appesi a un filo.
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