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Napoli 2500

Il futuro racchiuso nel nostro passato millenario

La Fondazione il Giglio: «Celebrare è ricostruire identità». Serata dedicata alle radici di Partenope-Neapolis e ai vincitori del premio fotografico dedicato alla Napoli del primo millennio, patrocinato dal ROMA

Il futuro racchiuso nel nostro passato millenario

La serata della Fondazione il Giglio dedicata a Napoli 2500

NAPOLI. Un anniversario come quello dei 2500 anni non può scivolare anonimamente, dice la Fondazione il Giglio (“celebrare è ricostruire identità”) che ha organizzato, nel vuoto delle istituzioni, un convegno con studiosi italiani e stranieri sulle epoche decisive della Storia di Napoli.

Parla Giacomo Oliva, direttore del Museo Diocesano di Gerace: «La Neapolis greca non fu soltanto una remota colonia, fu ponte tra mondi, soglia tra Oriente e Occidente, incontro tra la libertà della polis e l’ordine dell’Impero. La sua anima, nascosta tra i Decumani e le cripte, continua a vibrare nella lingua, nell’arte e nell’identità di una città che pur attraversando i secoli ha saputo restare fedele a se stessa».

Parla il prof Gennaro De Crescenzo, autore di un saggio sui circa sei secoli del Ducato bizantino: «Fu il periodo di incubazione della grande capitale dei secoli successivi, come sostiene il grande storico Bartolommeo Capasso, emarginato dalle scelte culturali che a partire da Benedetto Croce hanno imposto una storia nazionale italiana rispetto alla storia nazionale napoletana. Il periodo alto medievale è stato dimenticato».

La professoressa Carmela Maria Spadaro, dell’Università Federico II, smonta il luogo comune del “vicereregno” spagnolo. «Napoli era uno dei Regni delle Spagne, ciascuno con la propria identità, e conservò tradizioni, privilegi, il diritto consuetudinario, la moneta, e l’autonomia dei suoi Tribunali, delle magistrature e delle istituzioni cittadine, che sicuramente stabiliscono con la Corona delle Spagne un patto di alleanza, ma non esitano ad opporsi a comandi e ordini che vengono da Madrid quando non sono confacenti alle tradizioni del Regno o cercano di intaccarne l’autonomia».

In video, intervengono il prof Miguel Ayuso, dell’Università Comillas di Madrid e il suo collega brasiliano Átila Amaral Brilhante, dell’Università Federale del Cearà. «Napoli è un mondo - dice Ayuso - un regno barocco. I popoli non sono Nazioni, ma tradizioni», e ricorda la tradizione comune con le Spagne.

Per il docente di filosofia politica Amaral Brilhante (foto in alto), «Napoli è un luogo molto speciale. Si traveste da città, ma in realtà è un continente perché molte persone sparse nel mondo hanno in essa il suo punto di convergenza».

Guido Vignelli, studioso di Dottrine politiche, parla di «un anniversario impressionante» per una città «che ha messo insieme pregi della civiltà orientale e di quella occidentale e unisce a una forte identità locale una universalità e non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa».

Marina Carrese, presidente della Fondazione il Giglio, attacca Comune e Governo. «Le celebrazioni dei 2500 anni non ci sono state. Hanno inserito eventi culturali già programmati come gli 80 anni della commedia di Eduardo “Napoli milionaria”, la Giornata internazionale della Danza, una nuova edizione della commedia di Salvatore di Giacomo “Assunta Spina”, il concorso dedicato a Enrico Caruso e il ricordo di Roberto De Simone, che nulla c’entrano con la fondazione della città. Poi si sono aggiunti eventi più vari, compresa la festa rotariana dell’amicizia, una mostra della Black Art e una commedia su Pinocchio».

HANNO DETTO

PRINCIPESSA BEATRICE DI BORBONE DUE SICILIE

«Un lungo cammino che ci dà forza»

«Celebrare questo lungo cammino di Napoli significa riconoscere un’identità viva, che non appartiene solo ai libri, ma alla nostra identità quotidiana. Ed è proprio da questa memoria che possiamo immaginare con orgoglio, con coraggio, il futuro del nostro Sud. Oggi celebriamo non solo il passato, ma ciò che questo passato ci insegna: che il nostro territorio è sempre stato capace di accogliere, di creare di reinventarsi. Ed è da questa forza che possiamo costruire il futuro».

FRANCESCA ALOIA. CONSOLE ONORARIO DELLA NORVEGIA

«Rapporti antichi dai Normanni al Grand Tour»

«I rapporti tra Napoli e la Norvegia sono antichi. Saghe nordiche e cronache medievali attestano la presenza dei Vichinghi nel Mediterraneo già nel IX° secolo. Nel XII° secolo Ruggero d’ Altavilla, detto il Normanno perchè di stirpe nordica, fu incoronato re di Sicilia e definì i confini dello stato unitario del Mezzogiorno d’ Italia che sarebbe durato fino alla capitolazione di Gaeta, nel 1861. Tra i viaggiatori norvegesi del Grand Tour vorrei citare solo Johann Christian Dahl, il padre della pittura romantica norvegese».

LAFRANCO MENGA, SCHOLA GREGORIANA PIETA' DEI TURCHINI 

«Dovremmo imparare dai Greci quanto conta la musica»

«La politica condiziona in maniera sempre più aggressiva la vita musicale: la nomina del nuovo Sovrintendente del San Carlo è diventata una farsa penosissima. L’insensibilità delle classi dirigenti si è dimostrata anche in un’altra vicenda: si sono sperperati soldi per installazioni pseudo-artistiche, ma non per finanziare la Nuova Orchestra Scarlatti. Basterebbe un po’ di storia greca per comprendere l’importanza sociale della musica».

TERESA LEONE, PRESIDENTE DI ANTARES

«Salviamo il foro carolino, immagine della città»

«Lo stato di conservazione della grande architettura del Foro Carolino, che oggi ospita all’interno il Convitto Vittorio Emanuele II, non è ottimale. Ai distacchi di intonaco si sommano altri episodi di fatiscenza, un punto di debolezza dell’immagine della città. È uno spazio pregno di storia, per cui si auspica che presto ne venga deciso e realizzato il restauro».

PIETRO CASERTA, ASSOCIAZIONE FUNZIONARI DI POLIZIA

«Con l’unificazione meno lavoro, più crimine»

«L’ingresso nel regno d’Italia comportò per Napoli notevoli sottrazioni occupazionali e consistenti aumenti delle spese, a fronte dei quali la risposta sociale fu l’aumento della criminalità. Da tempo, però, nonostante la disoccupazione a due cifre, che rende il crimine maggiormente attrattivo, contrariamente alle opinioni diffuse, i dati effettivi sulla commissione di reati, vedono Napoli più sicura non solo di altre metropoli, ma anche di città più piccole del Nord Italia».

IL CONCORSO. IL PREMIO

A conclusione del convegno, il concorso “Immagini della Napoli del primo millennio”, con il patrocinio del ROMA, ha premiato le foto ricercate di Alessia Piscopo, Nicola De Simone, Cristina Lusetto e Francesco Ciccarelli.

Menzione speciale della giuria, per Nunzia D’Amore, Marcello Erardi, Maria Russo, e Pasquale Ammendola, che hanno cercato con passione le tracce della città più antica, «riportando all’attenzione - dice Marina Carrese - su luoghi, edifici, chiese e monumenti che guardiamo senza riconoscerli».

Una selezione delle loro foto sono state pubblicate nel “Calendario del Regno delle Due Sicilie 2026”.

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