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L'indagine
02 Gennaio 2026 - 09:02
Nella foto il momento del rapimento; nei riquadri gli imputati Renato Franco, Giovanni Franco e Antonio Amaral Pacheco De Oliveira
NAPOLI. Ragazzino rapito a San Giorgio a Cremano per ritorsione nei confronti del padre, l’imprenditore Giuseppe Maddaluno, la Procura antimafia non perde tempo e a meno di due mesi dalla cattura del commando ottiene il rinvio a giudizio dei tre presunti responsabili.
Il gip Fabrizia Fiore ha emesso il decreto di giudizio immediato nei confronti di Renato Franco, Giovanni Franco e Antonio Amaral Pacheco De Oliveira, difesi dagli avvocati Rocco Maria Spina, Antonio Santoro e Fulvio Fiorillo. L’appuntamento in aula, innanzi alla seconda sezione della Corte di assise di Napoli, è fissato per il prossimo 25 febbraio.
I tre neo imputati, salvo colpi di scena, potrebbero presentare istanza per essere processati con il rito abbreviato, puntando così a un non trascurabile sconto di pena in caso di condanna. Gli ideatori del rapimento dell’adolescente di San Giorgio a Cremano erano animati da spirito di vendetta nei confronti del padre, Pino Maddaluno. Renato Franco gli aveva chiesto, nella ricostruzione degli inquirenti, di diventare suo socio ottenendo un rifiuto.
Ma non solo, il 28enne, ritenuto vicino al clan Formicola di San Giovanni a Teduccio e agli Attanasio di San Giorgio a Cremano, conosceva benissimo la sua disponibilità economica e pensò di colpirlo al cuore sequestrando il figlio per ottenere un lauto riscatto: un milione e mezzo di euro, mai pagati.
A ricostruire l’intera vicenda attraverso intercettazioni, pedinamenti, appostamenti e riscontri puntuali sono stati i poliziotti della sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile, con i finanzieri del nucleo Pef di Napoli. È emerso che era composto da tre uomini il commando che l’8 aprile 2025, a San Giorgio a Cremano, rapì a scopo di estorsione il 15enne figlio del titolare di un autolavaggio.
Dopo l’arresto, nella stessa giornata del rapimento di un primo componente del gruppo, Amaral Pacheco De Oliveira, che poi ha confessato collaborando con gli inquirenti, a novembre la polizia e la finanza, coordinate dalla Dda (pm Henry John Woodcock), hanno arrestato Renato Franco e il cugino Giovanni Franco.
Le indagini hanno inoltre consentito di documentare il tentativo dell’organizzatore del sequestro di indurre al silenzio il 21enne brasiliano naturalizzato tedesco, consegnando del denaro alla compagna e pagandogli l’assistenza legale.
Il 15enne la mattina dell’8 aprile venne afferrato e trascinato a bordo di un furgone bianco e portato in un’abitazione di Barra, dove rimase per otto ore in ostaggio dei rapitori su una sedia, legato mani e piedi e con un cappuccio in testa, per poi essere liberato nei pressi di uno svincolo della tangenziale di Napoli in direzione Licola.
Il giorno stesso del rapimento venne individuato e bloccato il primo componente del gruppo, Amaral Pacheco De Oliveira. La stessa indagine ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del padre del 15enne, Pino Maddaluno, a cui viene contestato il reato di riciclaggio aggravato.
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