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Arrestato Cuono Acerrano

È il cognato di Antonio Aloia

Arrestato Cuono Acerrano

ACERRA. In carcere alla vigilia di Capodanno il 48 enne Cuono Acerrano, alias “Lello Acerrano”, cognato di Antonio Aloia meglio noto con soprannome di “Tonino o Cinese” arrestato in un parco residenziale di Gricignano D’Aversa dopo una fuga durata 16 mesi. L’indagato, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti di polizia, che secondo fonti non ufficiali lavorava come operaio per una società che faceva lavori sulla nuova tratta ferroviaria che collega Napoli a Bari, è accusato di estorsione in concorso con l’aggravante di aver agito con più persone. Naturalmente, è necessario precisare che per l’indagato, arrestato sulla scorta di una misura cautelare, vale comunque ed in ogni modo la presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva passata in giudicato. Forse già domani, se non oggi, ci sarà l’udienza di convalida dinanzi al GIP. Tenuto conto della gravità dell’accusa, quasi certamente l’arrestato potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, per permettere al suo avvocato di fiducia di acquisire la documentazione. Le estorsioni contestate sarebbero almeno tre (il condizionale è d’obbligo, tenuto conto della scarsità delle informazioni trapelate). Tutto sarebbe partito dalla denuncia di una delle vittime, che aveva chiesto diversi mesi fa aiuto all’uomo a trovare un posto di lavoro. A distanza di qualche giorno, “Lello” contattò l’uomo offrendogli un posto di operaio per conto di un consorzio. L’aspirante lavoratore venne condotto a fare le visite mediche presso una struttura sanitaria privata di Castellamare e inquadrato con regolare contratto di lavoro. Tutto a posto apparentemente, fino a quando l’operaio venne informato da “Lello acerrano”, che all’indomani della consegna dello stipendio, gli avrebbe dovuto versare un “obolo” di 15 euro per ogni giornata di lavoro. Ovviamente se non l’avesse fatto , ci sarebbero state conseguenze, anche pesanti. Da qui le minacce telefoniche: «Stanotte te faccio ’o regalin”, “t’aggià taglia a cap, ma che ti piens e avè a che fa ch’è sciem”. I soldi, su richiesta dello stesso presunto estorsore, dovevano essere versati su una carta di pagamento elettronico intestata a lui. L’indagine lampo, affidata dai carabinieri di Castello di Cisterna, si è chiusa nel giro di pochi mesi e per Acerrano, che pensava di trascorrere il capodanno in famiglia, si sono aperte le porte del carcere.

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