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03 Gennaio 2026 - 09:01
NAPOLI. Gli erano stati concessi gli arresti domiciliari a San Cataldo, in provincia di Lecce, dove aveva fissato il suo domicilio. Ma una nuova ordinanza di custodia cautelare gli è piovuta sulla testa e alla vigilia di Capodanno la polizia ha stretto le manette intorno ai polsi di Saverio Emanuele Margarita, rintracciandolo nell’appartamento in cui viveva nella cittadina salentina.
A compiere l’operazione sono stati gli investigatori della sezione “Criminalità organizzata” della Squadra mobile della questura di Napoli, in collaborazione con gli omologhi pugliesi. C’è stata quindi, una nuova spallata al gruppo del clan Amato-Pagano, capeggiato secondo gli inquirenti dal ras di Melito Pietro Caizza, alias “zio Pierino”. I poliziotti della Squadra mobile di Napoli, con il supporto della Squadra mobile di Lecce, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Saverio Emanuele Margarita, gravemente indiziato del reato di detenzione illegale di arma comune da sparo e di ricettazione, aggravati dall’aver agevolato l’attività del clan camorristico Amato-Pagano.
L’arresto di Margarita in sostanza è una prosecuzione dell’indagine per estorsione aggravata dal metodo mafioso che vide destinatari di un provvedimento restrittivo tre indagati: Pietro Caiazza, Gennaro Villone e appunto, Margarita. La misura cautelare fu emessa al termine di un’indagine complessa della Squadra Mobile di Napoli (dirigente Giovanni Leuci, vice questore Giuseppe Sasso), coordinata dalla procura antimafia, che il16 settembre sorso, nell’ambito di una complessa operazione di polizia giudiziaria per una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un esercizio commerciale di autolavaggio e di compravendita di autovetture, trasse in arresto Margarita, trovato nel corso della perquisizione domiciliare di rito in possesso di un’arma comune da sparo, rifornita con sei proiettili, risultata provento di furto.
Tre giorni dopo l’arresto, proprio Margarita aveva però lasciato il carcere. Il gip Valentina Giovanniello, accogliendo l’istanza del difensore Domenico Dello Iacono, gli aveva concesso i domiciliari fuori regione ancora prima del pronunciamento del tribunale del Riesame. Mentre immediatamente ai domiciliari furono al terzo indagato, il ventenne Gennaro Villone. Caiazza invece, per i suoi trascorsi criminali ai piani alti del clan Amato-Pagano, era rimasto in carcere. “Zio Pierino” immaginava che avrebbe avuto gioco facile: sarebbe riuscito a impossessarsi dell’autolavaggio di Melito su cui aveva messo gli occhi. Il ras degli Scissionisti non aveva però fatto i conti con il coraggio dell’imprenditore finito nel mirino. Il quale senza esitazione, il giorno stesso in cui era avvenuta la seconda “bussata” chiese aiuto alla polizia, denunciando tutto e raccontando cosa era accaduto. «Savio ha messo a verbale la vittima aveva detto al mio collaboratore che costui era “zio Pierino”, l’attuale capo del gruppo criminale che comanda a Melito».
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