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04 Gennaio 2026 - 09:37
NAPOLI. Alle 8.30 di ieri i cubani non sapevano ancora dell’arresto di Maduro, da cui dipende molto del futuro dell’isola. «La tv di Stato - racconta al “Roma” Cristina, residente all’Avana - aveva dato notizia solo di un attacco americano, assicurando, però, che la situazione a Caracas era sotto controllo. Poi la notizia ha cominciato a circolare sui telefoni cellulari, rimbalzando da Miami, insieme alle immagini dei Tg». In piena notte Mario J. Penton, un giornalista cubano dell’esilio molto stimato, stravolto, camicia sbottonata, ripeteva come incredulo il comunicato del Governo Usa. Maduro arrestato con la moglie e portato fuori dal Venezuela.
A Napoli la comunità venezuelana, oltre 150 registrati, tra i quali professionisti, insegnanti ed ex funzionari è in festa. «C’è euforia – dice Jesus Hernandez, avvocato costituzionalista ed esponente di “Vente Venezuela”, il partito del capo dell’opposizione Maria Corina Machado – e i giovani volevano andare a manifestare subito davanti al Consolato. Ma ci vuole prudenza, credo che lo faremo domani».
Come giudica l’azione di forza degli Usa?
«Sia chiaro che non è l’attacco a una Nazione, ma a un cartello di narcotrafficanti a una narco-dittatura, socia dei guerriglieri colombiani. Gli Usa sono alleati dell’opposizione, e stanno aiutando la sua battaglia per la libertà. Hanno catturato il capo del cartello di narcotrafficanti, ma il numero due del regime Deusdado Cabello e il vicepresidente Delcy Rodriguez sono ancora liberi e ancora pericolosi».
Che cosa si aspetta dall’Esercito?
«È sottomesso al regime, infiltrato da spie cubane, russe, cinesi. Noi venezuelani viviamo da 25 anni sequestrati nel nostro Paese».
Ci sono già reazioni popolari?
«La gente ha molta paura. Tanti hanno pagato con il sangue, con il carcere, la loro opposizione al regime di Maduro. Ci sono molti oppositori ancora detenuti e il potere ha dimostrato di non avere scrupoli a sacrificare vite umane. Bisogna tenere conto di tutto questo».
La posizione di Maria Corina Machado, Premio Nobel per la pace, arriva nel pomeriggio: «Abbiamo rischiato tutto per la democrazia il 28 luglio - scrive in un messaggio - eleggendo Edmundo Gonzalez Urrutia come presidente. Adesso deve essere riconosciuto come capo dello Stato e capo delle forze armate».
È possibile che la dittatura di Maduro sopravviva al suo arresto? «No, assolutamente. Pochi giorni fa Maduro aveva lanciato un appello al popolo, chiedendo solidarietà. Ma il 90% del Paese è contro di lui».
Maria Corina Machado è rientrata in Venezuela, dove viveva in clandestinità, dopo la consegna del Premio Nobel?
«No. È troppo pericoloso. Aspetta l’ evoluzione della situazione».
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