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Fari puntati sui nuovi Sequino, sei scarcerazioni dietro la faida

Il ritorno in libertà di Salvatore Pellecchia ha riacceso lo scontro coi Vastarella

Fari puntati sui nuovi Sequino, sei scarcerazioni dietro la faida

NAPOLI. Luigi Esposito, Antonio Esposito, Salvatore La Salvia, Ciro Minei, Antonio Esposito “’o veloce”. Una serie di scarcerazioni eccellenti avrebbe fatto da prologo alla ricostituzione in pompa magna del clan Sequino del rione Sanità, rinvigorito definitivamente dal ritorno in libertà di Salvatore Pellecchia, poi arrestato nuovamente per l’omicidio di Emanuele Durante nel 2025. Lo ha messo nero su bianco la Procura antimafia nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di otto esponenti del gruppo con base in via Santa Maria Antesaecula: in particolare, i giovani che frequentavano i Gradini San Nicandro, base del gruppo più movimentista dell’organizzazione.

Per gli inquirenti le ostilità verso i Vastarella, gli storici ras della zona delle Fontanelle, cominciarono in quel periodo. Un’altra circostanza viene messa in evidenza nelle pagine del provvedimento restrittivo: sempre in quei mesi del 2024 lo spazio conquistato dai Mazzarella il cui reggente fino al momento dell’arresto era Salvatore Barile, si restrinse gradualmente nonostante l’alleanza con i Savarese. Attualmente, ed è lo scenario che ci restituisce la misura cautelare, il clan più forte della Sanità è composto da tre gruppi che si sono uniti: i Sequino, i Savarese e i Pirozzi. “Siamo una sola cosa”, si sente infatti in un’intercettazione ambientale nel corso della quale i genitori di Emanuele Durante cercavano di capire con un loro affiliato chi avesse deciso la morte del figlio. Della guerra del 2024 con i Vastarella sono stati ricostruiti tutti gli episodi, a cominciare da due irruzioni armate in un bar gestito da un parente, incensurato, del clan delle Fontanelle.

Poi un omicidio, cinque ferimenti e diverse “stese”. Vicende gravi, ben 11 tra marzo 2024 e giugno 2025. Tutti ricostruiti dai carabinieri del Nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli (che dipende dal Reparto territoriale agli ordini dal tenente colonnello Bagarolo) nell’indagine coordinata dalla Dda (pm Sepe, Carrano e Mozzillo della procura di Napoli guidata dal procuratore Nicola Gratteri) e culminata in 8 arresti giovedì scorso. In contemporanea all’esecuzione delle misure cautelari è stato rimosso l’altarino dedicato a Emanuele Tufano, 15enne ucciso dal fuoco amico durante un conflitto armato con giovani del quartiere Mercato legati ai Mazzarella.

La ripresa della guerra tra i Sequino e i Vastarella, storicamente nemici di camorra, è scoppiata con la scarcerazione di personaggi di peso sull’uno e sull’altro fronte. Il 17 marzo 2024 si verificò il primo episodio grave: un’intimidazione armata di diverse persone che fecero irruzione in un bar alle Fontanelle, base dei Vastarella, minacciando i titolari e i clienti in quel momento nel locale. Il 4 aprile successivo ci fu il bis, quando gli assalitori addirittura dissero al personale che avrebbe dovuto chiudere l’attività. La risposta del clan non si fece attendere troppo, il 20 giugno 2024. Quando due pistoleri ferirono lievemente Alexandr Babalyan, vicino ai Sequino.

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