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Racket, tutto da rifare per De Mase

Colpo di scena in Cassazione, annullata la condanna a otto anni a “cap ’e vacca”

Racket, tutto da rifare per De Mase

NAPOLI. Estorsione da 200mila euro al costruttore dell’Eurospin, annullata la sentenza di condanna a carico di Domenico De Mase. La seconda sezione della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Luigi Senese, che insieme al collega Andrea Di Lorenzo ha assistito De Mase, ha annullato la sentenza di condanna emessa dalla prima sezione della Corte di appello di Napoli a carico di De Mase, detto “cap ’e vacca”.

De Mase in primo grado era stato condannato a 8 anni per aver commesso, in qualità di esponente del clan Amato Pagano, l’estorsione in danno di Luigi Vitiello che all’epoca stava effettuando dei lavori edilizi per la costruzione di un supermercato Eurospin. Costruzione che, secondo le regole imposte dal clan, ha comportato l’imposizione a Vitiello di una tangente di 200 mila euro. Già in appello, i difensori di De Mase, gli avvocati Luigi Senese e Andrea Di Lorenzo riuscirono a limitare i danni. In appello grazie al riconoscimento del vicolo della continuazione tra tre sentenze di condanna fu ottenuta l’irrogazione di una pena finale complessiva di soli 8 anni e 8 mesi.

L’ultima svoltra in Cassazione. La Suprema Corte, infatti, ha annullato la sentenza di condanna e dovrà quindi celebrarsi un nuovo processo in Corte di appello. L’inchiesta era stata condotta dai carabinieri della compagnia di Marano, che avevano dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del ras Marco Liguori, ras noto come “Marchetiello”, Salvatore Chiariello “’o boxer”, Domenico De Mase “cap ’e vacca”, Nicola Schiavone detto “Linuccio il barbiere” e Fortunato Murolo. I cinque, a vario titolo accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, si sarebbero adoperati per affermare, mediante la forza intimidatrice, il controllo del territorio e delle attività illecite del clan sul territorio di Melito e Mugnano. Grazie a una fitta attività di intercettazione e alla successiva denuncia della vittima, è emerso infatti che i cinque aguzzini, a fine maggio 2019, avevano convocato l’imprenditore Luigi Vitiello per estorcergli una tangente da 200mila euro per la realizzazione di un supermercato in via Circumvallazione esterna dove erano in corso i lavori di costruzione per conto dell’Eurospin Lazio Spa.

L’imprenditore, dopo aver intavolato una trattativa, riusciva a ottenere il pagamento, in più rate, della minore cifra di 80mila euro. Le attività d’indagine condotte successivamente hanno consentito di acquisire, anche grazie alla denuncia della vittima, gravi indizi di colpevolezza a carico di Marco Liguori, capoclan pro-tempore e nipote acquisito del fondatore Raffaele Amato, tutt’ora detenuto al 41-bis; e Fortunato Murolo detto “Nanduccio” o “Sasamen”, cognato del più noto Elio Amato. E ancora, Salvatore Chiarello, detto “Totore ’o boxer”; Nicola Schiavone, detto “Linuccio il Barbiere”, referente del clan per le estorsioni a Mugnano; Domenico De Mase, detto “Cap ’e vacca”, referente del racket a Mugnano.

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