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Malanapoli
10 Gennaio 2026 - 10:44
Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile e dal commissariato Posillipo; nel riquadro l’indagato Francesco Lucenti
NAPOLI. «È un furto... un furto che ho fatto», diceva Giuseppe Ruggiero a un familiare in un’intercettazione. E in un’altra conversazione registrata dagli investigatori sempre lui si fece scappare la frase: «I soldi li hanno lasciati», circostanza vera perché dalla villa mancavano solo gli orologi di marca.
Interessante pure un dialogo tra il vigilante e una congiunta dell’imprenditore: «Come facevano a sapere che gli orologi stavano nello studio al primo piano? Sono andati direttamente là».
Le stranezze del colpo da 500mila euro del 5 novembre 2024 nella villa a Posillipo di un imprenditore del settore alberghiero, sono alla base degli arrestati scattati ieri mattina. Una rapina durata solo dieci minuti senza rompere nulla o buttare cassetti per aria, con i rapinatori che entrarono direttamente nella stanza in cui erano custoditi gli orologi del proprietario.
Come se lo sapessero e infatti secondo gli inquirenti, lo sapevano grazie a una basista: la donna di servizio che lavorava nella villa, picchiata e sequestrata per finta durante l’esecuzione del colpo davanti a un addetto alla vigilanza. Così, il 5 novembre 2024 furono portati via dalla dimora dell’imprenditore oggetti per un valore di 500mila euro.
In due si introdussero nella villa a Posillipo intorno alle 18, approfittando dell’assenza del proprietario e dei familiari. I rapinatori, con i cappucci sul volto, entrarono bloccando all’ingresso la domestica e costringendola a farli entrare. Poi una volta all’interno, la picchiarono per cancellare eventuali sospetti su di lei davanti all’addetto alla vigilanza. I due ostaggi furono schiaffeggiati e immobilizzati legando loro mani e piedi con delle fascette.
Così in sei mesi d’indagine i poliziotti della Squadra mobile di Napoli (guidati dal dirigente Giovanni Leuci) e i colleghi del commissariato Posillipo (coordinati dal vice questore Alberto Mannelli) hanno raccolto indizi tali per un'ordinanza di custodia cautelare, eseguita all'alba di ieri, a carico di cinque persone: Giuseppe Ruggiero di 56 anni e Gennaro Pangia di 40 finiti in carcere; Rosario Lucenti, 35enne, e Ciro Rizzo, 39enne agli arresti domiciliari mentre per Iolanda Talamo, 45enne presunta complice interna, il gip ha disposto la misura della presentazione alla polizia giudiziaria tutti i giorni.
Francesco Lucenti, invece, è indagato a piede libero. È l’unico che non compare nei video a quell’ora nei dintorni della villa dell’imprenditore. Tutti risiedono o frequentano il quartiere Mercato e Forcella.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, ha visto l’escussione delle vittime, di alcuni testimoni e lo sviluppo di un’attività tecnica attraverso le immagini della videosorveglianza, ricostruendo il percorso di una Fiat Panda e di due Honda Sh usati dagli indagati, risultati intestati a Ruggiero o rubati. Non solo, i componenti della banda (ferma restando la presunzione d’innocenza), tranne Rizzo e la donna, sono imparentati tra loro: zii, fratelli e nipoti. Mentre Iolanda Talamo su è amica su Facebook di alcuni di loro.
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