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Il caso

Truffe in mezz’Italia, i retroscena dell’inchiesta

Tra le arrestate c’è Lucia Esposito, in passato accostata ai D’Amico “Fraulella” di Ponticelli. Anna Canneva è stata bloccata a Livorno a casa di un’anziana mentre tentava di estorcerle denaro

Truffe in mezz’Italia, i retroscena dell’inchiesta

Anna Canneva e Lucia Esposito

NAPOLI. Dalle carte dell’inchiesta sulle truffe in mezz’Italia, che tre giorni fa ha portato all’emissione di 7 ordinanze di custodia cautelare, spuntano diverse vicende interessanti. A cominciare dall’arresto in flagranza a Livorno di Anna Canneva , 44enne di Ponticelli, bloccata a casa di un’anziana mentre cercava presumibilmente di spillarle soldi.

La polizia ha sventato il tentativo e le ha notificato il provvedimento restrittivo. Nello stesso quartiere abita anche un’altra donna coinvolta nelle indagini, la 46enne Lucia Esposito, in passato accostata ai D’Amico del Rione Conocal e tornata in libertà nel 2023. Allora girò sui social un bacio a stampo con una congiunta dei “Fraulella” tra brindisi e festeggiamenti per la scarcerazione.

Nella fase finale dell’inchiesta sul giro di truffe è accaduta anche una circostanza particolare. Dopo l’interrogatorio preventivo, secondo la legge Cartabia, alcuni indagati hanno continuato a compiere truffe, attuate in base al solito schema: la telefonata del finto maresciallo o finto avvocato con la richiesta di soldi o gioielli per salvare un familiare stretto della vittima che aveva provocato un incidente stradale e rischiava il carcere.

I capi del gruppo secondo gli inquirenti erano Luigi Sades del Pallonetto Santa Lucia e Francesco Mangiacapra di Ponticelli. Il primo in particolare è considerato dalla procura ordinaria, che ha coordinato l’inchiesta, il deus ex machina dell’organizzazione. Le indagini dei poliziotti della Squadra mobile della questura (guidati dal dirigente Giovanni Leuci) hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi le vittime era no anziane sole, alcune vedove, in mezza Italia.

I cosiddetti “cavallini”, tra cui anche minorenni (dei quali si sta occupando la Procura competente) sguinzagliati dai due capi dell’organizzazione, si presentavano alle vittime come avvocati e marescialli, prospettando incidenti e arresti che vedevano coinvolti figli e nipoti.

Dalle intercettazioni emerge la spregiudicatezza dei telefonisti che invitavano i complici a prendere tutto quello che potevano: oltre ai soldi e ai monili in oro, ad alcune vedove di rappresentanti delle forze dell’ordine e armate sono state sottratte finanche le medaglie di merito conferite ai mariti.

In alcuni casi il bottino era addirittura di qualche decina di migliaia di euro. Dopo avere messo a segno il colpo, infine, i truffatori tempestavano di telefonate la vittima per impedirle di avere altri contatti e dunque rallentare l'allarme. Le indagini comunque proseguono: gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli temono che ci siano moltissimi altri casi di truffe rimaste sommerse.

Diversi anziani, dopo essersi resi conti di essere stati truffati, infatti, lo avrebbero tenuto nascosto per vergogna. Tornando a Lucia Esposito, ferma restando per tutti gli indagati la presunzione d’innocenza fino all’eventuale condanna definitiva, secondo l’accusa collaborava in particolare con Stefania Romano con compiti organizzativi delle truffe e per gestire successivamente le refurtive e la rendicontazione dei proventi.

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