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LE INDAGINI

I rapinatori sono stati arrestati con il sistema “cattura targhe”

I retroscena dell’indagine culminata in 5 ordinanze cautelari per il colpo nella villa di via Posillipo

I rapinatori sono stati arrestati con il sistema “cattura targhe”

Emergono retroscena del colpo nella villa di Posillipo. Nei riquadri Gennaro Pangia e Rosario Lucenti

NAPOLI. Indossavano entrambi mascherine al volto i due rapinatori che il 5 novembre 2024 penetrarono nella villa di via Posillipo di un imprenditore del settore alberghieri, portandogli via orologi per 500mila euro di valore. Uno indossava un cappellino con visiera nera e l’altro una coppola scura, poi tutt’edue avevano ai piedi delle scarpe da ginnastica bianche.

Ma non è stata la descrizione, fornita dai testimoni della rapina e del sequestro di persona, a permettere agli investigatori della Squadra mobile della questura e del commissariato Posillipo di risalire a loro. L’asso nella manica è stato il sistema cattura-targhe, così da circoscrive l’elenco delle autovetture e degli scooter che in quella fascia oraria si sono mossi nella zona tra il largo Sermoneta e via del Parco Carelli.

Con l’aiuto della donna di servizio, In due si introdussero nella villa a Posillipo intorno alle 18 di quel giorno, approfittando dell’assenza del proprietario e dei familiari, non per caso secondo l’accusa. I rapinatori, con i cappucci sul volto, entrarono bloccando all’ingresso la domestica e costringendola a farli entrare. Poi una volta all’interno, la picchiarono per cancellare eventuali sospetti su di lei davanti all’addetto alla vigilanza.

I due ostaggi furono schiaffeggiati e immobilizzati legando loro mani e piedi con delle fascette. Nel frattempo i ladri si impossessarono di numerosi orologi per un valore complessivo di 500mila euro mentre due complici facevano da “sentinelle” all’esterno.

Alla presunta “facilitatrice” fu preso il cellulare prima di fuggire. Ma i partecipanti al colpo hanno commesso alcuni errori nella pianificazione, utilizzando un’autovettura e uno scooter intestati a uno di essi, e anche successivamente non sono stati prudenti mentre parlavano a telefono.

«È un furto… un furto che ho fatto», diceva Giuseppe Ruggiero a un familiare in un’intercettazione. E in un’altra conversazione registrata dagli investigatori sempre lui si fece scappare la frase: «I soldi li hanno lasciati». Circostanza vera perché dalla villa mancavano solo gli orologi di marca.

Interessante pure un dialogo tra il vigilante e una congiunta del l’imprenditore: «Come facevano a sapere che gli orologi stavano nello studio al primo piano? Sono andati direttamente là».

Così in sei mesi d’indagine i poliziotti della Squadra mobile della Questura di Napoli (guidati dal dirigente Giovanni Leuci) e i colleghi del Commissariato Posillipo (coordinati dal vicequestore Alberto Mannelli) hanno raccolto indizi tali da permettere l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, eseguita all’alba di ieri, a carico di cinque persone: Giuseppe Ruggiero di 56 anni e Gennaro Pangia di 40 finiti in carcere; Rosario Lucenti, 35enne, e Ciro Rizzo, 39enne agli arresti domiciliari mentre per Iolanda Talamo, 45enne presunta complice interna, il gip ha disposto la misura della presentazione alla polizia giudiziaria tutti i giorni. Francesco Lucenti, invece, è indagato a piede libero.

È l’unico che non compare nei video a quell’ora nei dintorni della villa dell’imprenditore. Tutti risiedono o frequentano il quartiere Mercato e Forcella.

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