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Malanapoli
13 Gennaio 2026 - 08:26
Nel riquadro Bruno Petrone
NAPOLI. Notte di paura e tensione nel quartiere San Carlo all’Arena, sullo sfondo l’ipotesi dell’ennesimo regolamento di conti tra bande di giovanissimi pronti a tutto. L’allarme è scattato poco prima delle tre di ieri nella parte basse di via Carlo de Marco: è qui che ignoti hanno provato ad appiccare il fuoco al portone di ingresso di un palazzo.
Ai carabinieri, che stanno indagando sul caso, non è sfuggito un dato: nello stabile vivono alcuni parenti di uno dei quattro minorenni fermati per il tentato omicidio del diciottenne calciatore Bruno Petrone, picchiato e accoltellato a fine dicembre in via Bisignano, ai Baretti di Chiaia.
Intanto un paio di giorni fa il 18enne è stato dimesso dall’ospedale. Il giovane, in alcune interviste, non ha nascosto l’emozione per essere finalmente tornato a casa: «Non vedo l’ore di ritrovare i miei compagni di squadra. In questi giorni tante persone, anche quelle che non conoscevo, mi hanno dato emozioni forti e la loro vicinanza è stata fondamentale per me».
Petrone ha poi raccontato: «Di quella notte ricordo tutto, ogni istante. Anche perché non ho mai perso conoscenza. La cosa più importante, però, è che i medici mi hanno rassicurato sulle mie condizioni di salute. Potrò tornare a giocare a calcio».
Insomma, angoscia e corsie di ospedale sembrano oggi solo un lontano ricordo. Tornando invece a quanto accaduto nelle prime ore di lunedì in via Carlo de Marco, i carabinieri della compagnia Stella stando indagando a tutto campo per cercare di risalire ai responsabili del rogo, che per fortuna è stato subito domato e quindi non ci sono stati danni degni di nota all’edificio.
Un aiuto potrebbe arrivare nei prossimi giorni dalle immagini registrate da alcune telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Resta però da inquadrare il movente, al momento poco chiaro. In quella palazzino vivono infatti al cuni parenti di uno dei ragazzini coinvolti nell’aggressione a Petrone.
Gli inquirenti escludono un collegamento con i fatti di Chiaia e propendono per un regolamento di conti tutto interno agli ambienti della microcriminalità giovanile del quartiere San Carlo all’Arena, che negli ultimi mesi ha dato sfogo a preoccupanti fibrillazioni. La più clamorosa, quella culminata nell’omicidio di Pio Marco Salomone, 19 anni appena, freddato in via Generale Francesco Pinto, all’Arenaccia, con un colpo di pistola in pieno volto.
Un delitto per il quale, già dopo poche ore, si era costituito un 15enne. Durante l’interrogatorio il babykiller, incensurato, aveva insistito sul dissidio con Pio Marco Salomone come motivo della sua vendetta. «Avevamo litigato qualche giorno prima ed era intervenuto un suo amico contro di me: perciò ce l’avevo con loro».
Invece gli investigatori della Squadra mobile della questura pensano a uno scenario più ampio che includerebbe contrasti tra gruppi di giovani per i traffici di droga da destinare alla movida, non credendo alla versione minimalista fornita dal ragazzino. Le indagini proseguono a tamburo battente.
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