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La ricerca

«Nel Napoletano grave deprivazione per seimila adolescenti»

I risultati sono stati illustrati questa mattina nell'aula magna della sede di via Partenope dell'Università Federico II

«Nel Napoletano grave deprivazione per seimila adolescenti»

Non soltanto la deprivazione economica, ma anche il contesto di vita e la capacità di aspirare a un futuro migliore, spesso immaginato all'estero. Segue un approccio innovativo il progetto "Barriere invisibili", la prima ricerca campionaria in Italia sulla povertà educativa che fotografa le disuguaglianze tra comune e provincia e tra singole Municipalità e aree omogenee della provincia.

Lo studio riguarda il territorio metropolitano di Napoli e ha potuto contare sulla partecipazione di più di 50 scuole e circa 25 enti del terzo settore e servizi sociali, raccogliendo le testimonianze, i vissuti e le opinioni di un campione di circa 3.800 studenti e studentesse tra i 15 e i 19 anni e circa 300 ragazzi e ragazze fuoriusciti dai percorsi scolastici, analizzando dati granulari a livello di singola Municipalità per la città di Napoli e di area omogenea per la provincia. I risultati sono stati illustrati questa mattina nell'aula magna della sede di via Partenope dell'Università Federico II.

«Abbiamo stimato - ha evidenziato Cristina Davino, docente del dipartimento di Scienze Economiche e statistiche dell'ateneo federiciano e coordinatrice del progetto - una percentuale di studenti in un grave stato di deprivazione grave economica e sociale, cioè di ragazzi ai quali mancano il riscaldamento a casa, il cibo in frigo quando si ha fame, delle scarpe nuove quando ne necessitano, la possibilità di socializzare, quindi di poter incontrare gli amici o andare a una festa. Il 5% degli studenti che abbiamo intervistato si trova in questa condizione e, se immaginiamo di proiettare questa percentuale sulla popolazione dei ragazzi tra i 15 a 19 anni che risiedono a Napoli e in provincia, arriviamo a un numero di circa 6mila unità».

Il territorio più colpito è la Municipalità 8 di Napoli, in particolare i quartieri Chiaiano, Piscinola, Marianella e Scampia. A seguire la Municipalità 6, con Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio. Lo studio analizza anche la mancanza di opportunità per apprendere, sperimentare e ampliare competenze e abilità, carenza che non ha un impatto solo sul rendimento scolastico, ma anche sulla vita dell'individuo.

Per quanto riguarda il supporto della famiglia, ad esempio, dallo studio emerge che «l'85% degli studenti - ha aggiunto Davino - ritiene che la famiglia metta a disposizione i beni materiali, cioè un posto dove studiare, libri, attrezzature, ma manca un supporto culturale e di stimolo alla socializzazione, pensiamo ad attività come la visita di un museo, assistere a un concerto, andare al cinema: la famiglia risulta carente per circa il 30% degli intervistati».

La ricerca, finanziata dal ministero dell'Università e della Ricerca con fondi Pnrr, è frutto della collaborazione tra la Federico II e il polo ricerche di Save the Children, con il supporto del progetto Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable.

«Abbiamo fatto una grande ricerca sul campo - ha spiegato Raffaela Milano, direttrice ricerche e formazione Save the Children - andando, per la prima volta in Italia, quartiere per quartiere per consultare ragazzi e ragazze sulle loro aspirazioni, sui loro desideri e sulla loro voglia di fare per il futuro. Tra i ragazzi e le ragazze vediamo grandi aspirazioni per il futuro, però molti sono scoraggiati quando si passa a vedere le aspettative concrete. In molti hanno l'aspettativa di realizzare il proprio futuro lontano dall'Italia. Questo ci deve far preoccupare, dobbiamo fare in modo che il nostro Paese valorizzi queste risorse».

"Barriere invisibili" offre, infine, un quadro di sintesi della situazione degli studenti tra i 15 e i 19 anni di Napoli e provincia, evidenziando come il 9,3% degli intervistati si trovi in una situazione di marginalità multidimensionale, quindi di grave deprivazione economica e sociale, con basse aspirazioni e difficoltà emotive, o di vita in un contesto isolato e insicuro.

Per il 26,5% si può parlare di marginalità culturale: povertà educativa non materiale, forte percezione di insicurezza o fragilità sul piano emotivo e aspirazionale. Per il 20% di fragilità emotiva, con famiglie di alto livello culturale, ma forti cricità verso il contesto esterno. Di contro, il 44,2 per cento ha opportunità elevate, una visione ottimista e alte aspirazioni. 

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