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Malanapoli
14 Gennaio 2026 - 08:11
NAPOLI. Avevano dato vita ad un “consorzio” di specialisti in furti in casa: dopo 16 mesi d’indagine 38 persone sono in finite in manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione, ricettazione e truffe aggravate in danno di vittime in condizioni di minorata difesa.
A eseguire la misura cautelare che porta la firma del giudice delle indagini preliminari Dario Berrino, sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli. Il cartello criminale era suddiviso in sette gruppi criminali che avrebbero messo a segno un centinaio di furti in abitazioni e altre truffe tra giugno 2023 e ottobre 2024 tra le province di Napoli, Caserta, Benevento, Salerno, Avellino, ma anche nelle province di Frosinone e Roma.
Sessantacinque i capi d’imputazione contestati. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Napoli Nord hanno preso le mosse da un furto in casa avvenuto a Casoria. Complessivamente le notizie di reato veicolate presso la Procura Normanna, sono oltre un centinaio.
La quasi totalità delle azioni delittuose, sono state portate a termine con le stesse modalità. Ricostruiti 40 furti in abitazione consumati e 3 tentati, 92 tentativi mai concretizzatisi, 8 ricettazioni e 3 truffe commesse con la cosiddetta tecnica dello specchietto, per un totale di 105mila euro tra denaro contante, oggetti preziosi e monili in oro e argento. L’assurdo resta che la gang criminale, parte di cui ora è in carcere, è riuscita a mettere a segno anche 10 giorni in una sola giornata.
In ogni modo va sottolineato che parte della refurtiva è stata recuperata. I componenti dei vari cartelli, agivano quasi dopo una pianificazione dettagliata dell’abitazione da svaligiare. Venivano studiate i movimenti delle vittime (talvolta anche pedinandole), poi grazie l’ausilio di due o tre vedette poste all’esterno delle abitazioni da svaligiare, i “predatori” si introducevano nelle abitazioni con chiavi alterate o universali, riuscendo, in qualche occasione a portarsi via anche le casseforti.
Pianificati anche raid nel Basso Lazio, a Fregene, posti per ricchi. Tra le ville da ripulire c’era quella dei Fendi e del governatore della Banca D’Italia. Furti poi non commessi per gli avanzati sistemi di sicurezza che proteggono queste residenze di lusso. In ogni modo tutto era organizzato nei minimi dettagli, stando attenti a utilizzare telefoni “citofono” utilizzando telefonici vecchi. Per comunicare tra di loro, venivano usate schede del tipo Gsm.
Ovviamente al “consorzio-criminale”, non mancano incidenti di percorso, ovvero bottini scarsi. In uno dei tanti furti, la banda che stava operando si porta via anche 5 euro in monete, cosi come in qualche occasione si ritrovano tra le mani oggetti da bigiotteria, praticamente senza valore. Tra i personaggi di maggiore caratura, Alfredo Massimo, che annovera nel suo curriculum un’esperienza criminale ultraventennale. Uno dei ricettatori individuato al Borgo Orefici, dove purtroppo c’è ancora qualche pecora zoppa.
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