Tutte le novità
L’INTERVISTA
15 Gennaio 2026 - 08:22
Antonio Coppola
NAPOLI. Il nuovo anno a Napoli si è aperto con l’ennesima innocente vittima della strada: un pedone travolto a fine dicembre in piazzale Tecchio è deceduto dopo dieci giorni di agonia. Napoli, si conferma così una città pericolosa per chi si sposta a piedi e non solo.
L’Amministrazione comunale ha annunciato che nel 2026 ha in programma una serie di interventi infrastrutturali, a cominciare dalla realizzazione di attraversamenti pedonali rialzati, proprio per rendere più sicure le strade cittadine. Una misura importante, invocata invano già svariate volte e, comunque, non sufficiente.
«Infatti, la messa in sicurezza della rete viaria è solo una parte del problema incidentalità, sostiene il presidente dell’Automobile Club Napoli Antonio Coppola. Serve, innanzitutto, una pianificazione complessiva della mobilità che possa incidere significativamente sulla scelta dei cittadini circa il mezzo da utilizzare per i propri spostamenti. E poi attuare una preventiva manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture, intendendo con ciò strade, marciapiedi, sottopassi, gallerie, segnaletica, illuminazione e videosorveglianza».
Già, ma tutto ciò serve a poco se poi gli automobilisti continuano ad essere spericolati alla guida.
«E qui entrano in gioco due aspetti fondamentali per la sicurezza stradale: i controlli e la formazione dei cittadini».
Cominciamo dai controlli...
«La polizia municipale deve essere messa nelle condizioni di presidiare costantemente le strade con un organico adeguato, maggiormente dedicato alla mobilità, visto che allo stato è sottodimensionato, e dotato di strumenti tecnologici atti ad effettuare il controllo delle infrazioni anche da remoto. Le relative sanzioni devono poi essere realmente riscosse ed i loro proventi destinati, nella misura del 50% almeno, in attività volte al miglioramento della circolazione e della sicurezza stradale, così come prevede l’articolo 208 del Codice della Strada».
In pratica, sta richiedendo più severità sulle strade?
«Attenzione, la repressione è necessaria, ma più importante ancora è la prevenzione che significa, innanzitutto, formazione. E non mi riferisco tanto alle scuole guida, quanto piuttosto al nostro sistema di istruzione in cui l’insegnamento obbligatorio dell’educazione stradale, anche a causa di lacune normative, non riesce a trovare spazio in modo strutturale nell’offerta formativa degli istituti di ogni ordine e grado. La sicurezza stradale è un problema principalmente culturale che deve coinvolgere la società, le famiglie, la scuola e gli stessi enti locali che non possono e non devono utilizzarla solo come pretesto per distribuire “mancette” a beneficio di sodali e amici non sempre qualificati».
Cambiare mentalità e cattive abitudini non è facile, almeno nell’immediato. Dobbiamo quindi rassegnarci alle morti su strada?
«Assolutamente no. Anzi, sono proprio i dati sull’incidentalità stradale a darci fiducia e speranza. Il fenomeno, se inquadrato nel lungo periodo, risulta in netta diminuzione. Negli anni Settanta, infatti, le vittime della strada in Italia e a Napoli erano molto più numerose, nonostante ci fossero meno veicoli in circolazione. Ridurre ulteriormente gli incidenti con le loro dolorose conseguenze è possibile, purché si comprenda che questa battaglia, in difesa della vita, riguarda tutti noi e necessita di strategie, continuità di risorse e competenze. Purtroppo, in questo ambito i risultati si vedono prevalentemente nel lungo periodo e, perciò, la sicurezza stradale resta poco attrattiva per gli amministratori pubblici che, invece, ricercano obiettivi da conseguire a breve termine più utili alla loro immagine».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo