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Camorra
16 Gennaio 2026 - 08:44
Nei riquadri l’imputato Michele Cleter e la vittima dell’agguato scattato nel 2013, Antonio Bortone
NAPOLI. Faida delle palazzine a Sant’Antimo, arrivano gli sconti per i killer di Antonio Bortone. Ieri mattina i giudici della terza sezione della Corte di assise di appello, presidente Melito, ha emesso la sentenza di secondo grado per l’assassinio di Bortone e il tentativo di omicidio di Mario D’Isidoro - entrambi i delitti erano aggravati dalla circostanza aggravante del metodo mafioso e della premeditazione.
La Corte, accogliendo i motivi di appello formulati dagli avvocati Luigi Senese e Rocco Maria Spina, difensori di Michele Cleter, il presunto esecutore materiale del raid, ha escluso la circostanza aggravante della premeditazione e ha operato una drastica riduzione di pena. Cleter, infatti, proprio per la contestazione della circostanza aggravante della premeditazione non poté accedere al rito abbreviato (essendo questo precluso per i reati puniti con la pena dell'ergastolo).
Ieri invece, grazie all’esclusione della premeditazione Cleter è riuscito non solo a otterrà la riduzione di pena relativa all’esclusione dell’aggravante, ma anche l’ulteriore riduzione di un terzo della quale avrebbe beneficiato se la premeditazione fosse stata esclusa all'udienza preliminare come richiesto dalla difesa.
Cleter ha così rimediato 20 anni di carcere. Verdetto favorevole, per gli stessi motivi, per il coimputato Fabio Cuomo, difeso dagli avvocati Claudio Davino e Michele Sanseverino, la cui pena è stata rideterminata in 16 anni e 8 mesi.
Gaetano Vallefuoco e Michele Landolfi, difeso dall’avvocato Antonella Regine, hanno invece rimediato rispettivamente 18 anni e 8 mesi e 16 anni. L’attività investigativa era stata condotta dai carabinieri anche attraverso l’utilizzo di attività tecniche, come intercettazioni ambientali e telecamere di videosorveglianza, e aveva permesso di raccogliere numerosi elementi indiziari a carico dei fermati per l’omicidio di Antonio Bortone e il tentato omicidio di Mario D’Isidoro, considerati inseriti negli schemi del clan Ranucci, avvenuti la sera del 8 marzo 2023 a Sant’Antimo.
Nello specifico, all’indirizzo dei due erano stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco. Arrivati sul posto, i carabinieri avevano repertato 17 bossoli. Un trattamento da boss per Antonio Bortone, freddato con ben 13 colpi di pistola, fratello di un elemento di spicco del clan Ranucci, Cesario Bortone, detenuto con l’accusa di tentato omicidio.
I carabinieri avevano trovato Bortone riverso a terra nel cortile del complesso residenziale di via Solimene. Ma il 26enne non era l’unico bersaglio del commando. Qualche minuto più tardi, infatti, all’ospedale di Aversa arrivò anche un 29enne, pure lui già noto alle forze dell’ordine e già condannato per droga, ricettazione e armi: Mario D’Isidoro. Per sua fortuna il borsello a tracolla aveva deviato la traiettoria di alcuni proiettili. Tre quelli esplosi contro di lui. Il movente era stato inquadrato nella volontà dei quattro imputati di assumere il controllo delle piazze di spaccio di stupefacenti nel comune di Sant’Antimo.
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