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Il 16enne incendiario tradito dal giubbotto

Proseguono le indagini sul tentato omicidio di Bruno Petrone

Il 16enne incendiario tradito dal giubbotto

NAPOLI. È stato il primo a cedere, presentandosi dai carabinieri accompagnato dal padre. In quella sede uno dei quattro minorenni accusati del tentato omicidio di Bruno Petrone confessò l’accaduto e fece il nome di un loro amico che nulla c’entra con il pestaggio, ma che avrebbe assistito al presunto litigio avvenuto la settimana precedente tra il calciatore e il 15enne che materialmente lo ha accoltellato la notte del 27 dicembre scorso. Quest’ultimo ragazzo è stato così identificato e ascoltato dai carabinieri, i quali si sono accorti durante l’interrogatorio che indossava un giubbino identico a quello che aveva il ragazzo immortalato dalle immagini della videosorveglianza mentre appiccava il fuoco al portone di via Carlo De Marco, in cui abita il papà del 16enne reo confesso per primo. Così per lui è scattata una denuncia a piede libero.

Dunque il giallo del 12 gennaio scorso, quando un giovane sconosciuto ha dato fuoco al portone del palazzo in via Carlo De Marco, è stato chiarito. L’autore del raid incendiato sarebbe stato il 16enne, che nulla c’entra con l’aggressione a Petrone, tirato in ballo dal coetaneo che invece vi partecipò sia pur con un ruolo diverso dall’amico che vibrò i fendenti a Bruno Petrone. Cosicché l’incendio doloso sarebbe stata la vendetta per la segnalazione fatta ai carabinieri. Intanto è stato confermato il carcere per i quattro minorenni indagati in concorso per il tentato omicidio del calciatore dell’Angri.

Non hanno fatto sconti i giudici del tribunale del Riesame, che hanno esaminato il video dell’aggressione ai Baretti di via Bisognano a Chiaia il 27 dicembre scorso, oltre agli altri elementi in mano all’accusa. Inutilmente gli avvocati difensori (Domenico Pennacchio, Caterina Amodeo, Mariangela Covelli e Mirko Montesarchio) hanno chiesto un’attenuazione della misura cautelare, come il collocamento in comunità, C’erano stati dei contrasti pregressi, secondo la versione degli indagati non confermata dalla vittima, e quella notte in cinque entrarono in azione: quattro sottoposti poi a fermo e uno solo denunciato a piede libero. Si erano appena incontrati nella cosiddetta “zona dei baretti” quando il più piccolo del gruppo, un 15enne, si è avventato contro Bruno Petrone e lo ha accoltellato in due parti del corpo mentre due amici tenevano fermo il 18enne.

La misura cautelare del carcere è stata disposta lo scorso 30 dicembre per tutti i giovani dal gip Anita Polito che ha accolto le richieste formulate dal pm Claudia De Luca. Istanza che il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minorenni di Napoli ha reiterato ai giudice del Riesame. L'aggressione è stata documentata in un video acquisito dagli investigatori durante le indagini: le immagini documentano l’accaduto, con l’arrivo dei cinque aggressori su due scooter e la rissa che segue, durante la quale Petrone viene colpito con due coltellate. Bruno Petrone, nel frattempo, ha lasciato l’ospedale ed è tornato a casa. «Voglio riprendere al più presto a giocare».

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