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rione sanità
18 Gennaio 2026 - 08:59
NAPOLI. Nonostante la sfilza di condanne fin qui rimediate, con fine pena fissato addirittura al 2052, sembra proprio che non ci sia verso di tenere il narcos “Pekib” dietro le sbarre di una cella. Già scarcerato nel 2024 e poi riarrestato per evasione dai domiciliari, Vincenzo Criscuolo, 44enne vicino agli ambienti del clan Mauro, era stato catturato nel novembre di quello stesso quando una delle condanne a suo carico era diventata esecutiva. Per il ras del rione Sanità si prefigurava dunque una lunga permanenza in carcere, ma così non è stato.
Il tribunale di Sorveglianza dell’Aquila Criscuolo si trova detenuto a Sulmona ieri ha accolto l’istanza avanzata dal difensore del narcos, il penalista Domenico Dello Iacono, disponendo gli arresti domiciliari in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Criscuolo sarebbe infatti da tempo alle prese con problemi di droga. Il colpo di scena è dunque arrivato a dispetto di un fine pena ancora assai distante. Dopo la condanna definitiva a oltre 13 anni per la quale era stato arrestato alla fine del 2024, Criscuolo aveva infatti poi rimediato altri 8 anni di carcere nell’ambito del processo sul clan Mauro della Sanità e altre due condanne per spaccio e lesioni.
Detenuto nel penitenziario di Sulmona, il ras è però riuscito a ottenere con larghissimo anticipo la scarcerazione. Il 44enne conosciuto negli ambienti criminali con l’alias di “Pekib” per il momento non tornerà però a piede libero. Ad attenderlo c’è infatti una comunità di recupero a Taranto. Resta il fatto che quello di Criscuolo è diventato negli ultimi anni un volto molto noto della cronaca cittadina. Ignaro di essere sotto intercettazione, qualche anno fa affermava candidamente davanti ai suoi sodali di voler «pittare Napoli di bianco». Tradotto, era pronto a inondare la città con un fiume di cocaina. Obiettivo che almeno fino al 2021 sembrava effettivamente aver raggiunto, tanto da avere poi rimediato una severa condanna a vent’anni di reclusione pena poi ridotta a 13 anni e 4 mesi in appello per il suo ruolo di capo e promotore all’interno del a potente holding di narcotrafficanti con base al rione Sanità.
Per il ras Vincenzo Criscuolo, alias “Pekib”, i giochi sembravano dunque ormai chiusi: davanti a lui c’era solo la prospettiva di trascorrere in cella una grossa fetta di vita. Il colpo di scena aveva però preso forma in seguito alla decisione della sezione feriale del tribunale di Napoli che ne aveva disposto l’immediata scarcerazione. L’allora 41enne “Pekib” aveva anche in quel caso ottenuto i domiciliari in una comunità di recupero a Taranto. La complessa attività di indagine era stata avviata nel giugno 2017 in seguito al sequestro di 25 chili di cocaina nascosti in un carico di caffè importato dal Brasile e giunto nel Porto di Napoli con un container. Le investigazioni accertarono l’esistenza di un cartello di cui Criscuolo era il capo, capace di organizzare e gestire canali di approvvigionamento dal Brasile, dal Perù e dalla Spagna e di distribuire la “roba” in tutta Napoli.
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