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Il caso
19 Gennaio 2026 - 08:34
NAPOLI. Via Consalvo 43, una storia senza fine: tra sentenze, varianti urbanistiche e un esproprio mai arrivato. C’è una domanda che da anni resta senza risposta intorno al palazzo di via Consalvo 43, a Napoli: perché una vicenda così lunga, complessa e pericolosa si è arenata in un limbo amministrativo che dura da decenni?
Un rudere abbandonato da oltre trent’anni che è ancora un pericolo, sia per il civico 49 adiacente, sia per chi vi transita. La storia di questo edificio ubicato in zona rossa dei Campi Flegrei inizia dopo gli anni ’80 quando in seguito a dissesti statici il Comune ne dispone lo sgombero e nel 1989 lavori di pronto intervento.
Circa 35 anni fa i palazzi al civico 43/49 erano entrambi abitati. A causa di perdite d’acqua subirono un forte dissesto e l’Abc chiuse le forniture.
Come raccontano i residenti «facemmo causa e dopo 20 anni di lotta fummo riconosciuti e risarciti. I proprietari del numero 49 ristrutturarono le loro proprietà, mentre quelli del civico 43 chiesero l’abbattimento e la ricostruzione, ma gli fu negato dal Comune. Potevano solo ristrutturare. Così ritirarono la quota dell’assicurazione e lasciarono tutto come sta».
A ribadire il concetto è Mariarosaria Russo residente al civico 49 «quel palazzo chiuso e abbandonato da più di vent’anni è appoggiato sul 49, per cui siamo in pericolo anche noi. Tempo fa ho chiesto al Comune di intervenire sui proprietari, perché è in quelle condizioni con il rischio di crollo e in prossimità delle scuole».
Nel 2000 il condominio approva un progetto di demolizione e ricostruzione; nel 2006 il Comune autorizza l’intervento, ma la Soprintendenza lo annulla e il Comune nega poi il permesso di costruire, imponendo solo misure di sicurezza. Ne nasce un contenzioso che si conclude nel 2008 con le sentenze di Tar e Consiglio di Stato favorevoli ai proprietari. Nonostante ciò, emerge successivamente una variante al Prg del 2001 che destina l’area a “spazi pubblici esistenti”, bloccando di fatto ogni intervento.
Nel 2018 la Corte d’Appello attribuisce ad Abc le responsabilità dei dissesti dell’edificio, ma la situazione resta immutata. Ad oggi l’immobile non è stato espropriato, è in condizioni incompatibili con il ripristino ed è situato in zona rossa vicino a una via di fuga. Restano quindi aperti interrogativi cruciali: perché la variante urbanistica è stata ignorata per anni e perché, in oltre due decenni, non si è mai proceduto all’esproprio o a una soluzione definitiva.
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