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L'arresto
19 Gennaio 2026 - 08:37
NAPOLI. Era ricercato dallo scorso 13 gennaio, quando i carabinieri eseguirono più di 30 misure cautelari infliggendo un colpo durissimo a ben 7 gruppi di specialisti nei furti in ville e abitazioni. Salvatore Autiero, 43enne napoletano, faceva parte dell’organizzazione capeggiata secondo gli inquirenti da Dario Marra e per vacanza era andato in Albania.
Al ritorno da Tirana, sabato sera, ha trovato i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli, autori dell’indagine coordinata dalla procura di Napoli nord, ad attenderlo all’aeroporto di Capodichino. Il gruppo Marra aveva una caratteristica, secondo quanto emerso dall’inchiesta: utilizzava spesso la chiave universale “Topolino”.
Una sorta di passepartout che funziona nella stragrande maggioranza dei casi, rendendo inutile il montaggio di serrature anche sofisticate e di ultima generazione. D’altro canto se continuano a verificarsi furti in appartamenti un motivo ci dovrà pur essere.
A Salvatore Autiero, così come ai componenti dell’organizzazione, vengono contestati 8 episodi. A eseguire la misura cautelare, lo scorso 13 gennaio, sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli. Il cartello era diviso in sette gruppi che avrebbero messo a segno circa 100 furti in abitazioni e truffe tra giugno 2023 e ottobre 2024 tra le province di Napoli, Caserta, Benevento, Salerno, Avellino, ma anche nelle province di Frosinone e Roma.
Sessantacinque i capi d'imputazione contestati. Le indagini hanno preso le mosse da un furto in casa avvenuto a Casoria e hanno fatto emergere che la quasi totalità delle azioni delittuose sono state portate a termine con le stesse modalità. Così, gli investigatori hanno ricostruito 40 furti in abitazione consumati e 3 tentati, 92 tentativi rimasti solo sulla carta, 8 casi di ricettazioni e 3 truffe commesse con la cosiddetta tecnica dello specchietto.
Bottino totale: 105mila euro tra denaro contante, oggetti preziosi e monili in oro e argento. I componenti dei vari gruppi agivano dopo una pianificazione dettagliata dell’abitazione da svaligiare. Venivano studiate i movimenti delle vittime (talvolta anche pedinandole), poi grazie l'ausilio di due o tre vedette poste all'esterno delle abitazioni nel mirino, i “predatori” si introducevano nelle abitazioni con chiavi alterate o universali, riuscendo, in qualche occasione a portare via anche le casseforti.
Pianificati anche alcuni raid nel basso Lazio, a Fregene, posti per ricchi. Tra le ville che i ladri volevano “ripulire” c’erano quella di alcuni componenti della famiglia Fendi e dell’attuale governatore della Banca D’Italia. Furti poi non commessi per gli avanzati sistemi di sicurezza che proteggono quelle residenze.
In ogni caso, tutto era sempre organizzato nei minimi dettagli, con gli indagati che stavano bene attenti a utilizzare telefoni “citofono”, cellulari vecchio stampo (tipo GSM), cambiando continuamente le schede. Una grossa organizzazione insomma, ma l’abilità degli investigatori del Nucleo investigativo del reparto territoriale del comando provinciale è risultata vincente.
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