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Pomigliano d'Arco
19 Gennaio 2026 - 08:56
Il comandante Luigi Maiello
POMIGLIANO D’ARCO. La telenovela che vede contrapposti Luigi Maiello e il sindaco Raffaele Russo si arricchisce di un nuovo e interessante capitolo. Tenuto conto che neppure le “prescrizioni” impartite dal ministro al capo dell’amministrazione locale sono servite, l’associazione di categoria Ancupm, che raggruppa a livello nazionale comandanti d ufficiali della polizia locale, stanca della situazione di “esilio” di Maiello ha preso carta e penna e ha scritto al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, chiedendo, «nell’esclusivo interesse della legalità, della tutela dell’ordinamento della polizia municipale e del corretto funzionamento delle istituzioni» valutazioni e «approfondimenti che le autorità competenti vorranno svolgere».
Un tentativo di alzare l’attenzione sulla vicenda dopo che il primo cittadino, lo scorso primo gennaio, ha nominato l’ennesimo capo temporaneo della polizia locale, senza, secondo indiscrezioni, i pareri indispensabili dei dirigenti dell’ente. Insomma un atto che, per i vertici dell’associazione dei comandanti della polizia municipale, non ha nessuno valore.
Ovviamente, oltre al Capo dello stato, l’identica nota è stata inviata al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al prefetto di Napoli, Michele di Bari, all’ispettorato per la Funzione Pubblica presso la Presidenza del consiglio e al comando della Guardia di Finanza, che avrebbe autorizzato (sarebbe il primo caso in Italia) un dipendente ad assumere il comando di un ufficio della polizia municipale solo sulla scorta di un decreto sindacale.
Di certo il prossimo 5 febbraio della vicenda Maiello si parlerà dinanzi ai giudici del Consiglio di Stato, chiamati (dall’amministrazione comunale soccombente) a rivalutare la vicenda dal suo avvio fino ad adesso. Ricostruendo la vicenda, l’attuale capo pro tempore della polizia locale pomiglianese, al quale sono state attribuite le funzioni dirigenziali, non avrebbe mai rivestito la qualifica dirigenziale né nei ruoli civili né in quelli militari.
Da questo scaturisce la determinazione avanzata dei legali dell’associazione dei comandanti della polizia municipale che il “soggetto” incaricato sarebbe inidoneo a esercitare funzioni dirigenziali. Chiaramente, se l’amministrazione comunale non provvederà a revocare in autotutela il decreto, è già pronto il ricorso ai giudici del Tribunale amministrativo regionale, che oramai conoscono a “memoria” questa telenovela dove l’amministrazione continua a tenere lontano dalle funzioni dal comando un ufficiale di “spessore”, che in passato, con una propria indagine a largo raggio, ha bloccato uno stuolo di palazzinari senza freni che avevano come obiettivo solo quello di cementificare la città.
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