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Scuole sicure, Napoli ha precorso i tempi

Il prefetto Michele di Bari 11 mesi fa aveva avviato il piano di interventi per arginare il fenomeno dei coltelli

Scuole sicure, Napoli ha precorso i tempi

NAPOLI. Di fronte a un fenomeno di crescente allarme, segnato da aggressioni e accoltellamenti tra studenti, Napoli e in provincia hanno precorso i tempi grazie all’iniziativa del prefetto Michele di Bari che 11 mesi fa avviò il piano di interventi davanti alle scuole per arginare l’ingresso di coltelli e armi bianche negli istituti educativi: l’iniziativa prevede un presidio delle forze dell’ordine all’orario di ingresso e l’utilizzo di metal detector, insieme a controlli a campione sugli zaini, nei pressi di una pluralità di scuole della città e della provincia, da Caivano a Ponticelli, da Pollena Trocchia a Materdei.

Secondo il prefetto, la misura è stata accolta con soddisfazione da molte famiglie, mentre gli studenti, dopo una iniziale diffidenza, si stanno progressivamente abituando ai controlli, eseguiti con rapidità professionale dalle forze dell’ordine. È emersa anche una riflessione sull’importanza di affiancare alla repressione una componente educativa e di dialogo, con l’obiettivo di far comprendere ai più giovani quanto sia pericoloso portare con sé un coltello e di promuovere riflessioni sui valori civici e sul rispetto della sicurezza collettiva. La discussione sulla sicurezza scolastica non è tuttavia limitata al contesto partenopeo.

A livello nazionale il tema è tornato al centro dell’agenda pubblica dopo l’accoltellamento mortale di uno studente a La Spezia, episodio che ha rilanciato il dibattito sull’opportunità di strumenti di controllo come i metal detector negli istituti considerati più a rischio. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso l’intenzione di consentire ai dirigenti scolastici, in accordo con le prefetture, di installare metal detector mobili o effettuare controlli mirati «solo laddove vi sia una reale criticità». Questa impostazione mira a evitare un uso generalizzato delle tecnologie di controllo, limitandole ai contesti in cui sia accertata una diffusione problematica di armi improprie.

Le esperienze sperimentate in alcune scuole napoletane hanno mostrato che questi strumenti, se impiegati in modo non invasivo e con spiegazioni trasparenti, possono fungere da deterrente concreto. Come l’esperienza l’Istituto Marie Curie di Ponticelli, dove controlli a campione con metal detector mobili e unità cinofile sono stati avviati su richiesta della dirigente scolastica Valeria Pirone che pochi giorni fa, in un’intervista all’Adnkronos, ha ricordato che l’iniziativa era nata a seguito di un accoltellamento nella mia scuola due anni fa. Di lì l’inizio di un’interlocuzione con la Prefettura di Napoli. «Ora non c’è un metal detector fisso all'ingresso della scuola ma vengono effettuati dalla forze dell’ordine controlli a campione con cani antidroga e il metal detector mobile. Quindi di tanto in tanto ci sono questi controlli nella mia scuola, mi fa piacere che ci siano e mi auguro che continueranno. Gli alunni sono stati molto collaborativi anche se in un primo momento il controllo destò molto sconcerto tra i ragazzi ma nell’ultimo controllo fatto a dicembre non si è segnalato nulla e i ragazzi ora accettano i controlli serenamente» ha spiegato la dirigente scolastica.

Il tutto mentre esponenti della società civile e della comunità scolastica hanno sottolineato che i metal detector da soli non risolvono i problemi di fondo legati alla violenza giovanile e all’uso di armi tra minori. Figure come don Maurizio Patriciello, attivo nel sociale a Caivano, hanno evidenziato che strumenti di controllo debbano essere accompagnati da iniziative di prevenzione culturale e educativa, che coinvolgano famiglie, scuola e territorio in una strategia integrata di contrasto alla violenza. Il dibattito resta aperto: se da un lato le misure di controllo costituiscono una risposta immediata a situazioni di rischio, dall’altro esiste una spinta crescente a investire su politiche di lungo periodo, volte a comprendere e affrontare le cause profonde del disagio giovanile, all’interno e all’esterno delle scuole.

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