Cerca

camorra

Omicidio del ras Verde “’o negus”, ergastolo cancellato al mandante

I pentiti non convincono, terremoto in Cassazione: tutto da rifare per Ferriero

Omicidio del ras Verde “’o negus”, ergastolo cancellato al mandante

NAPOLI. Una sfilza di pentiti eccellenti non è bastata a confermare le accuse nell’ultimo grado di giudizio. Amodio Ferriero, reduce dall’ergastolo in primo e in secondo grado per il suo presunto coinvolgimento nell’omicidio del ras Francesco Verde “’o negus”, ieri pomeriggio si è visto annullare la condanna dalla sesta sezione della Corte di Cassazione. Vincenti si sono rivelate le argomentazioni sostenute innanzi ai giudici di piazza Cavour dal suo legale, il penalista Antonio Abet, riuscito nel tutt’altro che semplice compito di aprire una breccia in un quadro indiziario rivelatosi fin qui quantomai granitico. Rigettati invece i ricorsi proposti da Luigi Di Spirito e Antimo Femiano, che però non rispondevano del delitto, bensì di camorra.

I collaboratori di giustizia che in questi anni hanno puntato il dito contro Ferriero, inquadrandolo come uno dei mandanti del delitto Verde, erano Antonio, Filippo e Vincenzo Marrazzo, Ferdinando Puca e Claudio Lamino, gran parte dei quali testimoni diretti dei fatti. La difesa di Ferriero ha però rilevato una serie di importanti contraddizioni e illogicità nei racconti resi dai pentiti. Da qui la decisione degli Ermellini di annullare la condanna e ritrasmettere gli atti a una nuova sezione della Corte di assise.

Quello del boss Francesco Verde, esponente di spicco dell’omonimo clan, fu un delitto a dir poco eccellente. Era il 28 dicembre del 2007 e quell’omicidio cambiò per sempre gli equilibri di camorra su tutto l’hinterland a nord di Napoli. I processi fin qui celebrati hanno di volta in volta visto arrivare alla sbarra praticamente l’intera cupola del clan Puca, ma a fronte delle numerose condanne inflitte non sono mai mancati anche dei clamorosi colpi, con tanto di verdetti annullati e aspre polemiche proprio in merito alla veridicità delle accuse lanciate da collaboratori di giustizia di primo piano: su tutti Vincenzo Marrazzo e Ferdinando Puca.

Proprio vagliando le discrepanze emerse dai racconti resi da questi ultimi nel 2020 era maturata l’assoluzione di Antimo Femiano che, stando a quanto sostenuto e dimostrato all’epoca dalla difesa, non avrebbe mai preso parte alla “famosa” riunione deliberativa nel corso della quale, un anno e mezzo prima del delitto,sarebbe stata decisa la morte del ras rivale Francesco Verde “’o negus”.

A quel summit avrebbe preso parte anche Amodio Ferriero. I giudici di appello avevano invece condannato Lorenzo Iavazzo e Ferriero all’ergastolo. Nessuno dei due era stato inquadrato come esecutore materiale dell’omicidio, ma entrambi, stando almeno a quanto sostenuto dai collaboratori di giustizia, avrebbero preso parte alla riunione del 2006 nel corso della quale sarebbe stato deliberato la trappola mortale poi messa a segno a Casandrino.

Discorso diverso, invece, per gli altri due imputati: Antimo Femiano e Luigi Di Spirito, entrambi assolti dall’accusa di omicidio e condannati, rispettivamente, a 17 anni e 27 anni di reclusione in continuazione con altra sentenza per camorra e traffico di stupefacenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Roma

Caratteri rimanenti: 400

Logo Federazione Italiana Liberi Editori