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lettera al direttore
22 Gennaio 2026 - 10:36
Gentile Direttore, sul “Roma” di giovedì scorso è stata pubblicata un’ampia ed interessante intervista del presidente dell’Aci Napoli, Antonio Coppola, che traccia un bilancio di quanto fatto ed accaduto nella nostra città durante il decorso anno. Leggo sempre con particolare attenzione gli interventi del presidente Coppola, perché credo che ci siano poche persone preparate come lui in materia.
Mi permetto di intervenire nel dibattito aperto da tempo sulla sicurezza stradale, grazie anche alle numerose iniziative operate negli anni dallo stesso presidente Coppola, già direttore generale della sede di Napoli per più di 40 anni, e alla mia personale e orgogliosa posizione occupata all’interno dell’Aci Napoli come “socio onorario”. Come non essere d’accordo sull’impostazione che il Coppola dà all’interno dell’interessante intervista?
Generalmente, quando si parla di un qualsiasi brutto accadimento, si chiama in causa per prima la prevenzione, poi la sanzione, atto finale di un qualsiasi reato o contravvenzione. Ed è così nei comportamenti avventati e pericolosi di tanti cittadini, soprattutto giovani, che si mettono alla guida di un qualsiasi veicolo. Coppola, però, non si ferma alla sola “denuncia” delle violazioni del Codice della Strada; egli va più nel profondo, “denunciando” un certo “lassismo” delle Istituzioni Pubbliche riguardo alla sicurezza stradale e all’educazione alla prevenzione, a cominciare dalla famiglia. Le morti sulle strade, o anche solo le conseguenze invalidanti per tutta una vita a seguito di incidenti, sono lo specchio di una battaglia in favore della vita umana che sembra perduta, perché, in generale, i risultati di interventi operati dai nostri amministratori hanno un’eco positiva a lunga scadenza e non immediata ripercussione sull’opinione pubblica, mentre altri interventi di più rapido impatto sociale fanno acquisire immediata immagine positiva; ragion per cui vengono privilegiati prima questi che quelli.
L’altro aspetto da non trascurare, ovviamente, è quello della “repressione” o “sanzione”, che deve tempestivamente intervenire ed essere anche rapidamente incisiva sul contravventore. L’avere istituito nel Codice Penale il nuovo reato di “omicidio stradale” è stato senza dubbio un deterrente ed una sacrosanta punizione per chi si mette al volante incurante della propria ed altrui sicurezza. Occorrono anche mezzi adeguati, però, per controllare e sanzionare.
Il Corpo della Polizia Municipale di Napoli, egregiamente diretto dal generale Ciro Esposito, che fa salti mortali per garantire più vigili in strada, pur avendo proceduto nell’estate scorsa all’assunzione di 103 nuovi agenti, sconta una carenza organica risalente almeno ad un ventennio addietro. Se poi si aggiunge che negli ultimi anni il turismo è accresciuto e continua il suo trend positivo in misura esponenziale, per cui si richiede maggiore controllo e presenza di agenti, è fin troppo evidente il gap esistente nella nostra città, di cui ha parlato con grande onestà intellettuale lo stesso sindaco Manfredi in occasione della cerimonia celebrativa nella chiesa di San Giacomo, per la Santa Messa officiata dal cardinale Domenico Battaglia in onore di San Sebastiano Martire, Patrono dei VV.UU.
Destinare, poi, il 50% delle entrate da contravvenzioni stradali alla manutenzione delle strade, con miglioramento della circolazione ed anche maggiore sicurezza, così come previsto dall’art. 208 del Codice della Strada, opportunamente richiamato dal presidente Coppola, è non solo un obbligo di legge, ma costituisce un valido supporto alla sicurezza stessa. Sarebbe anche il caso, aggiungo, che le sanzioni venissero aggiornate in base a quanto accade nella realtà quotidiana.
L’ottimo giornalista e scrittore Bruno Vespa, appena sabato scorso, dalle pagine de “Il Mattino” dedicava il suo “fondo” alla sicurezza in generale, tra cui quella stradale, rilevando uno studio fatto da esperti in cui sembra faccia più da deterrenza la sospensione della patente che una condanna penale con la condizionale.
Nel nuovo “Decreto Sicurezza”, a parte la tematica dell’immigrazione clandestina, che richiede, a parte, un doveroso approfondimento, ci sono novità che riguardano anche l’argomento di cui tratto oggi. Basti pensare alla corresponsabilità dei genitori conseguente a comportamenti lesivi della sicurezza, tra cui quella stradale. Il Decreto prevede anche, opportunamente, l’abbassamento dell’età, tra cui quella tra i 12 e i 14 anni, per sanzioni amministrative o reati gravi e, poi, una serie di iniziative volte all’educazione civica, tra cui quella stradale.
A tal proposito, non posso certamente trascurare di citare la bella iniziativa, tra le tante, del presidente Coppola, portata avanti da anni assieme al Cardinale Emerito, Sua Eminenza Crescenzio Sepe, già Vescovo di Napoli, sulla sicurezza stradale con la significativa esortazione: “‘A Maronna t’accumpagna… ma chi guida sei tu”, in cui furono impegnate le scuole di Napoli, le parrocchie, le famiglie e le altre istituzioni, portando in tutti i luoghi frequentati dai giovani il tema della sicurezza e della prevenzione. Significativo e singolare fu il gesto di Papa Francesco che, davanti a 100.000 ragazzi, indossò il casco portatogli dallo stesso Coppola, per rimarcare quanto fossero importanti i comportamenti corretti e responsabili per la vita dei giovani stessi.
Appena quattro giorni fa, proprio a Napoli, nel quartiere di Miano, sul terrazzo dell’ex birreria “Peroni”, un ragazzino di 11 anni è precipitato con il suo minicross che guidava dal II piano al I piano, riportando fratture in varie parti del corpo. Una piccola motocross non va veloce, ma è pur sempre un veicolo: come si fa a consentire, da parte dei genitori, l’uso di un mezzo semovente in un luogo pubblico?
Ecco perché non servono solo i codici o le norme sanzionatorie per salvaguardare la sicurezza stradale in genere, ma sono primarie l’educazione e la prevenzione, inculcate attraverso lezioni di educazione civica ad hoc, come praticato negli anni scorsi dall’Aci e dalla Curia di Napoli, che hanno un impatto fortemente partecipativo delle scuole e delle parrocchie, “ricche” di fermenti giovanili.
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