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Il caso

Fondazione Banco di Napoli, attacco hacker

L’allarme dello stesso Ente a non cadere nella trappola del phishing: chiesti soldi per investimenti finanziari

Fondazione Banco di Napoli, attacco hacker

NAPOLI. La sicurezza informatica a Napoli torna al centro del dibattito dopo la grave denuncia lanciata dalla Fondazione Banco di Napoli, vittima di un sofisticato attacco digitale. Nelle ultime ore, la prestigiosa istituzione partenopea, infatti, ha segnalato la clonazione della propria pagina ufficiale su Facebook.

Gli hacker hanno creato un profilo speculare, utilizzando loghi e immagini originali per ingannare gli utenti, ai quali vengono inviate richieste di amicizia subito seguite da messaggi privati che promettono investimenti finanziari dai rendimenti miracolosi. Si tratta di un classico esempio di phishing, una tecnica di inganno digitale in cui i criminali informatici si camuffano da entità autorevoli e fidate per carpire dati sensibili o denaro.

Questi attacchi giocano sulla reputazione di istituzioni storiche, sfruttando la fiducia che i cittadini ripongono nel nome del "Banco di Napoli". I messaggi contengono spesso link malevoli: basta un clic per esporre il proprio dispositivo a software spia o per essere indirizzati verso piattaforme di investimento fittizie.

La Fondazione ha lanciato un appello perentorio proprio dai social: «Non accettate l'amicizia e non cliccate sui link; la nostra missione è sociale e culturale, non fornire consulenze finanziarie». L'equivoco su cui marciano i truffatori nasce dalla storia stessa dell'ente.

La Fondazione Banco di Napoli, con sede nello splendido Palazzo Ricca in via dei Tribunali, è infatti l'erede spirituale dell'antico istituto di credito (acquisito nel 2006 da Intesa Sanpaolo), ma oggi opera come ente no-profit privato e autonomo.

Presieduta dal professor Orazio Abbamonte, la Fondazione custodisce tesori inestimabili come l'Archivio Storico del Banco di Napoli — il più grande archivio bancario del mondo — ma non svolge alcuna attività bancaria o di intermediazione finanziaria ma esclusivamente sociale e culturale.

L'attacco hacker dimostra come il crimine informatico sia diventato sempre più abile nel manipolare la percezione della realtà digitale. Clonando pagine di enti benefici o culturali, i malintenzionati riducono le difese psicologiche delle vittime, rendendo il phishing uno strumento estremamente pericoloso per chi non ha dimestichezza con le insidie del web. Per i cittadini di Napoli, il monito è chiaro: l'autorevolezza di una sede storica o di un nome prestigioso non è garanzia di sicurezza se si muove su canali social non verificati.

I commenti degli utenti sui social network confermano la rapidità con cui il tentativo di truffa ai danni della Fondazione Banco di Napoli si è diffuso tra i cittadini. Moltissimi residenti hanno segnalato di aver ricevuto messaggi sospetti o richieste di amicizia da parte del profilo clone, testimoniando un attacco massiccio e mirato.

Tra le reazioni degli utenti emerge una spiccata consapevolezza digitale: molti hanno dichiarato di aver riconosciuto immediatamente l’anomalia, procedendo al blocco del profilo e alla segnalazione della frode alla piattaforma.

Alcuni, cercando attivamente la pagina incriminata per denunciarla, hanno notato che non risulta più visibile, segno che i provvedimenti intrapresi dalla Fondazione e le segnalazioni dei singoli potrebbero aver già sortito i primi effetti. Questo tam-tam digitale ha permesso di creare uno scudo collettivo contro il phishing.

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