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Regione Campania
24 Gennaio 2026 - 08:34
NAPOLI. In una terra dove la malattia non è solo una diagnosi, ma spesso una condanna legata all’ambiente, alle discariche, ai roghi e all’abbandono istituzionale, parlare di tumori senza numeri aggiornati significa giocare con la vita dei cittadini. E in Campania, dove la ferita della Terra dei Fuochi è aperta da decenni, il silenzio dei dati diventa un’offesa.
È questo il senso del primo intervento in Aula di Davide D’Errico, neo consigliere regionale eletto nella lista “Roberto Fico Presidente”, che ha scelto di inaugurare il proprio percorso istituzionale con una denuncia netta: inaccettabile che il Registro Tumori 2025 non contenga i dati reali dal 2021 al 2025, ma soltanto proiezioni statistiche.
Un punto che, per D’Errico, non può essere liquidato come dettaglio tecnico, soprattutto nella regione in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto la Terra dei Fuochi come un rischio concreto e imminente per la vita di milioni di cittadini. Il consigliere ha richiamato dati che già da soli raccontano l’emergenza: tra il 2010 e il 2021 risultano 446.568 casi di incidenza oncologica, quasi un cittadino su dieci in appena undici anni.
Numeri pesanti, che in una regione martoriata dall’inquinamento diventano una fotografia dolorosa. E proprio per questo, sottolinea D’Errico, la mancanza di dati aggiornati indebolisce prevenzione, programmazione sanitaria e tutela della popolazione. Da qui l’appello alla Regione: aggiornare immediatamente il Registro Tumori, rafforzare la prevenzione e soprattutto colpire le cause, a partire da quelle ambientali.
Un discorso che assume un peso identitario, perché riguarda la difesa del popolo campano, troppo spesso costretto a pagare sulla propria pelle errori, omissioni e ritardi. Nel suo primo intervento istituzionale, D’Errico ha intrecciato politica e storia personale. Ha ricordato il nonno, ucciso perché, da imprenditore onesto, si rifiutò di pagare il pizzo.
Una vicenda che, nelle sue parole, porta con sé una frase che in Campania continua a pesare come una condanna sociale: «Le persone per bene qui non si arricchiscono mai». Non un ricordo distante, ma un sentimento reale di sfiducia che spinge molti giovani a partire e lascia spazio a chi vive di scorciatoie, ricatti e illegalità.
Sul tema della criminalità organizzata, l’affondo è altrettanto diretto. Secondo il consigliere, la camorra tenta ancora e costantemente di occupare spazi economici e sociali: dagli appalti alle nomine, dai fondi pubblici al ciclo dei rifiuti. E richiama un dato allarmante: la Campania è la regione con il più alto numero di Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa. Un segnale che, per D’Errico, non può essere ignorato né archiviato come routine amministrativa.
Il passaggio conclusivo è dedicato al lavoro, indicato come campo decisivo per dare un segnale immediato di cambiamento. D’Errico chiede che tra le prime decisioni della nuova Giunta e del Consiglio ci sia l’introduzione di un salario minimo regionale per i lavoratori degli appalti della Regione Campania.
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