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Il ricorso
24 Gennaio 2026 - 08:42
Il colonnello Fabio Cagnazzo
ROMA. Vicenda Cagnazzo, il Tar Lazio frena la sospensione dal servizio del colonnello Fabio Cagnazzo: motivazione carente, quadro indiziario fragile e valutazioni da rifare.
A distanza di sette mesi dal suo ritorno in libertà, ieri i giudici del Tar hanno, con la loro ordinanza accolto il ricorso presentato dal colonnello Cagnazzo dando indicazioni all’Amministrazione dell’arma dei carabinieri di rivedere la loro decisione sulla scorta degli elementi che sono venuti fuori nel corso di questi ultimi mesi, a partire dalla scarcerazione dell’ufficiale superiore dell’arma dei carabinieri, che per anni è stato il terrore di camorristi e delinquenti dell’intera Campania.
Il colonnello Cagnazzo, era rimasto coinvolto nell'inchiesta della Procura di Salerno sull'omicidio del sindaco-pescatore Angelo Vassallo. Una situazione decisamente difficile, anche alla luce delle dichiarazioni di alcuni pentiti per “derelato” .
A maggio del 2025, il tribunale del Riesame annullò l'ordinanza con cui il gip di Salerno aveva disposto misure cautelari nei confronti di 4 indagati: oltre all'ufficiale, i provvedimenti riguardavano l'imprenditore Giuseppe Cipriano, l'ex pentito Romolo Ridosso e l'ex carabiniere Lazzaro Cioffi, per il quale sono cadute tutte le accuse ma che rimane in carcere per un residuo di pena per altre condanne.
A novembre del 2024, come un fulmine a ciel sereno, il colonnello Cagnazzo, venne ammanettato su input della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, dopo che l’inchiesta aveva avuto un’impennata che portò ad una serie di provvedimenti cautelari nei confronti di diverse persone.
Prima di allora, per ben tre volte, il nome di Cagnazzo era finito nel fascicolo d’indagine ed era sempre uscito indenne. Quando il “Sindaco Pescatore” fu brutalmente assassinato, Cagnazzo si trovava sul posto, perché ad Acciaroli, lui era quasi di casa. Ci passava le sue estati.
La sua base operativa era invece il comando del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, divenuto nel frattempo il comando più prolifico dell’intera nazione. Secondo l’accusa, con il suo modo d’agire avrebbe quasi ostacolato le indagini, per garantire l’impunità a qualcuno dei colpevoli.
A difenderlo nel corso di quest’odissea, c’è stato l’avvocata Ilaria Criscuolo, un’avvocata determinata, che anche nei momenti più difficili dell’inchiesta ha saputo guardare avanti, leggersi le carte, cercare i riscontri. «Finalmente ce l'abbiamo fatta», disse l’avvocato al momento della scarcerazione del suo assistito.
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