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DATI SCONFORTANTI

Campania, maglia nera per occupazione femminile

Il tasso di attive è del 32% ben al di sotto della media nazionale. La differenza la fa il titolo di studio

Campania, maglia nera per occupazione femminile

NAPOLI. Calabria, Campania e Sicilia fanalino di coda in Europa per occupazione. Lo dicono i dati Eurostat che fanno riferimento al 2024. Il titolo di studio, però, può aiutare riducendo il divario di 5 punti. I nuovi dati Eurostat relativi al 2024 delineano un quadro impietoso quindi per il mercato del lavoro nel Mezzogiorno, confermando che Campania, Calabria e Sicilia (con l'aggiunta della Puglia) occupano gli ultimi gradini della classifica europea per tasso di occupazione.

Se si escludono le regioni d'oltremare francesi e spagnole, il Sud Italia detiene il triste primato delle peggiori performance sul territorio continentale. In particolare, la Campania registra un tasso di occupazione generale di appena il 45,4%, una distanza siderale rispetto alla media UE del 70,8% e a territori virtuosi come la regione olandese della Zeeland, che sfiora l'85%. Il vero punto debole del sistema resta l'occupazione femminile.

La Campania, con un tasso del 32,3%, è la regione europea dove lavorano meno donne in assoluto. In pratica, meno di una donna su tre tra i 15 e i 64 anni ha un impiego, un dato che, nonostante una crescita più veloce rispetto alla media europea nell'ultimo anno, evidenzia un divario di oltre trenta punti con il resto dell'Unione.

C’è anche da dire che le donne, in quasi tutti gli ambiti occupazionali regionali, è pagata meno degli uomini con gap che a volte vanno a incidere sull’ambito familiare. Mentre il Nord Italia, e in particolare la provincia di Bolzano, riesce a superare la media europea, il Meridione resta intrappolato in una crisi strutturale che vede gli uomini raggiungere tassi di occupazione decisamente più alti, sebbene anche per loro il confronto con i partner europei, come la Germania, resti penalizzante.

In questo scenario critico, l'istruzione emerge come l'unico vero ascensore sociale capace di ridurre le distanze. Eurostat evidenzia come l'alto livello di studi sia fondamentale per abbattere il gender gap: in Italia, il tasso di occupazione delle donne laureate tra i 20 e i 64 anni sale al 79,3%, portando il divario con la media europea a soli 5 punti.

Al contrario, per chi possiede solo la licenza media, la situazione precipita: lavora solo il 36,6% delle donne italiane a fronte del 47,3% delle europee, con un divario rispetto agli uomini che supera i 30 punti. Investire nella laurea, dunque, non è solo una scelta culturale, ma la strategia più efficace per colmare un gap che altrimenti appare incolmabile.

Alti livelli di istruzione riducono dunque il gender gap sul lavoro: nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati Eurostat riferiti al 2024, il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni è al 57,4% a fronte del 70,8% medio in Ue con 13,4 punti di differenza ma se si guarda alle donne che hanno ottenuto una laurea il divario si riduce a cinque punti con il 79,3% in Italia e l'84,3% in Ue.

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